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Cinema e Covid: ritrovare una dignità morale ed artistica

Articolo a cura di Paolo Maiocchi

La pandemia, che ha colpito il mondo intero, condiziona pesantemente la nostra quotidianità in ambito affettivo, lavorativo e di socialità.

Diverse attività hanno affrontato e stanno affrontando gravi difficoltà o, addirittura, sono totalmente in stallo; tra queste c’è anche il cinema che nell’ultimo anno sta affrontando una crisi senza precedenti, causa restrizioni anti-Covid.

Dall’inizio dell’emergenza, i gestori delle sale cinematografiche registrano un calo ai botteghini superiore all’80% rispetto all’anno precedente.

Dopo il lockdown della scorsa primavera, nel mese di giugno c’è stata una riapertura che non ha prodotto grandi risultati, vuoi perchè in estate la produzione cinematografica è più diradata e parecchie sale chiudono per ferie.

In autunno, con l’aumento dei contagi, sono state attuate nuove restrizioni. Nonostante molti gestori per poter riprendere la propria attività abbiano predisposto le loro sale per rispettare tutte le regole igieniche e sanitarie per rendere i cinema luoghi il più possibile sicuri, anche se è molto difficile individuare se una persona si infetti all’interno o all’esterno di una sala.

Tutto ciò ha comportato grossi problemi anche alle produzioni cinematografiche degli ultimi mesi, con titoli che sono usciti solamente per pochi giorni ed altri ancora in attesa.

Con le nuove piattaforme si è pensato allo streaming per usufruire della visione dei film, un mezzo utile per soddisfare la voglia dei più appassionati ma che inevitabilmente fa perdere la “magia” di una proiezione cinematografica, il bisogno di sognare e staccarsi dal mondo per qualche ora.

C’è molta preoccupazione tra gli addetti ai lavori, non solo gli artisti ma tutti coloro che lavorano dietro le quinte e che sono altrettanto fondamentali per la realizzazione di spettacoli e la diffusione di opere culturali.

A tal proposito il regista Pupi Avati ha rilasciato queste dichiarazioni: “La chiusura dei cinema è stata una doccia fredda. Le sale cinematografiche stavano già vivendo un momento difficilissimo negli ultimi tempi. Con queste chiusure il cinema uscirà, definitivamente, dalle abitudini degli italiani. Tra tutte le ipotesi da mettere in campo era sicuramente quella meno pericolosa. E non cambierà la storia del Covid. Ma perchè – si domanda il regista – non concentrarci su settori più a rischio come i trasporti? Tutti noi, ora, saremo costretti a rinunciare ad una infinità di progetti”.

A pagare il prezzo di questa crisi, come già accennato in precedenza, ci sono anche i lavoratori dello spettacolo che per l’impossibilità di lavorare da parecchi mesi non sanno come mantenere se stessi e le loro famiglie.

Tecnici, macchinisti, addetti alla biglietteria e molti altri hanno organizzato una protesta davanti alla sede del ministero dei Beni e delle Attività culturali per far sentire la propria voce e proporre soluzioni alle difficoltà economiche di questi mesi, per esempio l’istituzione di un “reddito di continuità” per le giornate in cui non hanno lavorato, prevedendo che gli effetti di questa crisi si prolungheranno anche dopo la pandemia.

Qualche anno fa, un ex ministro disse che con la cultura non si mangia e non si vive, niente di più sbagliato.

Molte persone lavorano in questi settori e sono loro a pagare lo scotto di questi tempi duri. La speranza è che, al più presto, possano tornare a vivere del proprio lavoro per ritrovare una dignità morale ed economica insieme agli artisti per continuare a regalarci divertimento, intrattenimento, emozioni e riflessioni che ci mancano da tanto tempo e di cui tutti abbiamo bisogno. 

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