L’orologio suonava la mezzanotte, una tazza di caffè per restare sveglio e la schermata del computer ancora da riempire di parole.
Questa notte l’ispirazione vuole farsi desiderare come se fosse una donna da conquistare.
“Quasi quasi esco a prendermi una boccata d’aria” pensava mentre guardava fuori dalla finestra.
Niente auto, meglio fare quattro passi per godersi la città che sembra farsi cullare dalla luminosità delle stelle.
Gli unici rumori che si sentono sono quelli dell’acqua che sgorga da una fontana situata nel centro della piazza e di un gruppo di ragazzi che giocano a pallone in mezzo alla strada.
Ad un certo punto si avvicina a loro per chiedere se poteva giocare e si getta nella mischia di quella partita improvvisata.
Una volta rientrato a casa era quasi l’alba e in mezzo a tutte le mille cartacce presenti sulla sua scrivania trova una fotografia di una ragazza americana che aveva conosciuto circa cinque anni fa in un viaggio in Spagna.
Sembrerà strano, un’americana in Spagna, ma è proprio così perché si trovava lì per motivi di studio, forse di letteratura se non ricordava male.
Si erano frequentati per qualche giorno prima che lei facesse ritorno nel suo Paese, le piaceva anche se non aveva avuto la possibilità di conoscerla meglio.
Gli venne in mente un’idea: andarla a trovare. Era passato un po’ di tempo, sapeva che viveva nel Wisconsin e poco altro ma voleva partire anche per cogliere l’occasione di staccare dal lavoro.
Faceva lo scrittore con un discreto successo anche se le esigenze editoriali lo imprigionano per come è la sua indole.
Entro pochi giorni deve consegnare le bozze della sua ultima fatica nonostante sia in ritardo con i tempi della composizione.
Si mise a sedere ed incominciò a riflettere sulla sua vita, se fosse davvero indispensabile tutta quella frenesia che lo circondava, quasi a cancellare cose più semplici ma importanti per l’esistenza di una persona come frequentare gli amici oppure innamorarsi.
Decise di voler essere padrone del suo destino, ultimare questo racconto da sbattere in faccia all’editore e partire per l’America per raggiungere Emily, un nome che ormai gli era ritornato in testa.
Nei giorni successivi scriverà le ultime pagine del libro lavorando intensamente giorno e notte per rispettare la scadenza.
Al momento della consegna delle bozze, chiese all’editore di poter prendere una pausa dal continuo lavoro per poter ritrovare se stesso e la sua tranquillità.
In un primo istante il suo interlocutore fece una faccia come se gli avesse chiesto di andare su Marte ma con un minimo di sensibilità, cosa rara per un tipo come quello, decise di venirgli incontro avvertendolo però di non abituarsi troppo alla “disoccupazione”.
“Il solito stronzo” pensò ridendo mentre usciva dall’ufficio.
Finalmente poteva dedicarsi al viaggio, prenotare il biglietto aereo e preparare le valigie.
Prima di tutto ciò volle andare a trovare i suoi genitori che vivevano fuori città nella tranquillità del verde della campagna.
Dopo una bella cavalcata per tutta la mattinata e un pranzo sostanzioso, non il solito panino come si fa nella metropoli, riferì a mamma e papà la sua prossima partenza, cercando di trovare conforto nelle loro parole perché i cambiamenti galvanizzano ma allo stesso tempo spaventano per l’imprevedibilità del loro esito.
Con una chiacchierata distensiva si chiarì le idee e trovò il sostegno dei suoi cari, prendendo le raccomandazioni della mamma di non prendere freddo, un classico.
Arrivò il giorno della partenza con la speranza nel cuore di ritrovare Emily e, chissà, per una nuova dimensione di vita.