È una mattina come tante altre, il buongiorno viene dato dai raggi del sole che entrano dalle finestre illuminando la casa e che accompagnano quel profumo di caffè che aiuta a risvegliarsi e ad iniziare una nuova giornata.
All’improvviso suonano alla porta, davanti a me si presenta una ragazza, capelli neri raccolti, carnagione olivastra, stivali di pelle e sguardo che difficilmente si può dimenticare. “Ci conosciamo?” le domando incuriosito e un po’ pensieroso cercando di trovare qualche riscontro dal passato. “Certo che ci conosciamo, è da una vita che stiamo insieme ed io so tutto di te, sono il tuo lato sensibile.”
Io non riesco a proferire parola, davanti mi trovo una persona che non ho mai visto ma che, evidentemente, sa tante cose di me per non dire tutto e questo mi spiazza.
La invito ad entrare e la faccio accomodare sul divano anche se mi dà l’impressione che si muova come se di quella casa conosca tutto.
“Lo so che sei sorpreso nel vedermi e ti domanderai perché sono qui, sono venuta per aiutarti”.
La parola aiuto fa tornare alla mente le difficoltà, le delusioni e le paure del passato, la voglia di realizzarsi ma non riuscirci, il carattere chiuso che spesso ha fatto da freno alla voglia di fare ed emergere.
A volte la sensibilità viene vista quasi come una debolezza, come sintomo di mancanza di carattere ma non è così.
Il messaggio che lei vuole darmi con la sua presenza è non solo di riflettere su sé stessi ma di agire, agire, agire e non fermarsi davanti agli intoppi che si possono presentare.
Io la abbraccio e la stringo tra le braccia come ad una ragazza alla quale si vuole bene, ti dà quel calore anche quando il gelo di certi stati d’animo sembra prevalere.