Gli stimoli nella vita possono essere molteplici.
Nascono dalle nostre volontà, da desideri inconsci, da incontri con persone che conosciamo oppure da sconosciuti che ci accendono una “lampadina”.
La creatività si nutre di tutto ciò che ci circonda, facendo però molta attenzione ad evitare elementi che la possano offuscare, quasi detonare.
L’ambiente che ci circonda può influire positivamente o negativamente nel nostro processo creativo. E allora come fare ad eliminare le “scorie radioattive?”
Semplice…almeno a dirsi. Serve il nostro istinto, soprattutto nella fase embrionale della nostra idea quando tutto deve essere chiarito e portato alla luce del sole.
Dove si sente puzza di bruciato è lì che bisogna intervenire con il proprio sesto senso per eliminare gli ostacoli o gli impedimenti che potrebbero danneggiarci.
Nel mio caso posso dirvi che tutto parte dallo stomaco e non è per qualcosa che ho mangiato di pesante. Da quel punto parte il mio processo creativo, quando senti che la tua idea sta per nascere e senti quelle farfalle che svolazzano dentro di te, un po’ come quando si è innamorati.
Ovviamente stiamo parlando di una fase irrazionale della possibile creazione artistica, successivamente ci vuole un piano d’azione ben preciso per dare ordine alle proprie idee e darsi uno schema lavorativo.
Certamente quando si pensa alla creatività la parte più irrazionale di noi viene alla luce ma poi deve subentrare la “sorella maggiore”, quella razionalità che porta il pragmatismo necessario per passare all’azione concreta e mettere nero su bianco ciò che abbiamo in testa e nel cuore.
Come costruire una casa, serve il progetto architettonico ma poi ci vogliono i manovali che mettono in piedi la struttura.
Nel caso in cui le idee fossero troppe o si creasse un groviglio nel proprio cervello con il rischio di andare fuori giri, sarebbe utile fare “decantare” la propria idea, quasi a farla riposare per non disperdere la spinta propulsiva che porta con sé.
Allora è fondamentale sapersi distrarre, pensare o fare altro, quasi a dimenticare. Fare una passeggiata, girare con la moto, andare a pescare, partire per un’isola deserta (per chi ne ha la possibilità), insomma non renderla un’ossessione anche se in parte già lo è.
Questo per essere liberi di testa, avere quella leggerezza di pensiero che rende tutto più fluido, per scrivere un libro, dipingere un quadro, realizzare una scultura, suonare uno strumento; buttarsi in quello che vi è più consono non solo come artisti ma come esseri umani liberi.
Articolo di Paolo Maiocchi