Può sembrare semplice rispondere a questa domanda ma è un dilemma che rappresenta l’inizio di qualsiasi percorso creativo.
Non sempre è così chiaro e limpido riconoscere la propria vena artistica.
Per i più fortunati entra in gioco Madre Natura la quale ti dona un particolare talento riconoscibile fin da bambini.
Per tanti altri, io compreso, è come entrare in un labirinto dove puoi avere un’idea del traguardo finale ma le vie per il raggiungimento di quest’ultimo sono infinite e piene di sorprese, a volte anche inaspettate.
Parlando di me sentivo di avere una predisposizione per qualcosa di creativo ma non riuscivo a fare chiarezza in cosa potevo esprimermi.
Questa è la parte più delicata: sentire di “avere qualcosa dentro” ma non riuscire a gettarlo nel mondo.
Essere su un’isola, scrivere un messaggio da chiudere in una bottiglia e le onde del mare che lo “accompagnano” tra le mani di chi lo vuole raccogliere.
Sapevo di essere negato per disegnare o la pittura in generale. Come per gli strumenti musicali non ho mai approfondito abbastanza.
Come ho scoperto la predisposizione alla scrittura? Da un diario scolastico.
Lo so, nell’agenda dove si segnavano i compiti da svolgere a casa o gli orari delle varie materie, l’aspetto creativo dove si trova?
In effetti non c’era ma notavo una “pulizia” nello scrivere, un “ordine” rispettoso di ogni singola parola che poteva indicare una certa inclinazione.
Non è stato un processo immediato anche perché non ero quello che si definisce un Enfant Prodige. Ma sentivo il desiderio di esprimermi e la scrittura mi aiutava a soddisfare questa esigenza.
Scrivere, scrivere, scrivere….successivamente affinando la mia tecnica ma inizialmente come un fiume in piena.
Da lì in poi il viaggio inizia.
Una cosa importante: nel riconoscere la propria indole creativa è utile farsi coinvolgere dalle esperienze positive nella nostra vita o da persone che ci arricchiscono della loro conoscenza.
Ma zero condizionamenti. L’unico accettabile è solamente da voi stessi.
Articolo di Paolo Maiocchi