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Le “scorie” quotidiane che disturbano la serenità creativa

Realtà e Fantasia. Mondo reale e Immaginazione. Possiamo usare la terminologia che vogliamo e utilizzare paragoni all’infinito ma ogni creativo si deve confrontare con due anime ben differenti ma che viaggiano parallelamente l’una a fianco all’altra.

Ci sono degli elementi o delle problematiche che possono “disturbare” la nostra creatività: problemi familiari, preoccupazioni lavorative, alti e bassi a livello sentimentale, sbattimenti di umore (non è proprio un gergo tecnicamente ineccepibile ma rende bene l’idea),  problemi di salute e tanto altro ancora.

Sono cose che dobbiamo affrontare e ci rimettono con i piedi a terra quando il nostro lato creativo ci porta tra le nuvole.

Come affrontarle o superarle?

A parte le questioni mediche dove bisogna affidarsi a bravi dottori, per tutto il resto ci sono due strade: in solitario o accompagnati.

Per chi ha un carattere forte e deciso c’è una parolina ben appropriata da rivolgere a persone (soprattutto) o cose che ci disturbano: vaffanculo.

Provateci che è veramente liberatorio.

L’altra via è quella di avere accanto persone che possano darvi un sostegno. Non risolvere le vostre problematiche ma semplicemente la loro vicinanza vi fa stare meglio e non “giudica” il vostro lato più sensibile.

Perché sensibilità e creatività sono sorelle gemelle. 

Hanno la necessità di “onde positive” per entrare in azione.

La mente artistica è sempre proiettata ad inventare qualcosa di nuovo, di diverso, di originale che si possa distinguere dal resto e dare una luce più splendente alla propria vita. 

 Alla base c’è la voglia di evasione.

Allontanarsi per un po’ dal quotidiano delle nostre vite e lasciarci coinvolgere da ciò che ci rende liberi e felici. Aggiungerei anche immortali.

Per quest’ultima cosa vi chiederete come sia possibile. In effetti nella natura umana è impossibile che tutto questo avvenga. Quello che riusciamo a creare rimarrà per sempre, ci saranno sempre tracce che portano ad esse. 

Una prosecuzione di noi stessi.

Articolo di Paolo Maiocchi

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