Una mattina come tante.
L’ufficio avvolto dal fumo dell’ultima sigaretta, una delle tante della giornata. Fascicoli di casi da risolvere senza una soluzione apparente.
La segretaria occasionale accoglie due persone di mezza età, un uomo ed una donna.
Due genitori spaventati.
“Ci siamo rivolti alla polizia ma le ricerche non hanno portato a nulla. Tutto a causa di quei maledetti.”
“Chi precisamente?”
“Una setta. Universitari ma sono una setta. Ci hanno chiesto dei soldi per riavere la nostra Elisabeth ma abbiamo poche disponibilità.”
Steve non era solito ad occuparsi di persone scomparse. Gli omicidi erano la sua specialità visto il suo passato da poliziotto. Ma gli occhi di quei due individui gli avevano trasmesso qualcosa.
Elisabeth ha gli occhi innocenti e lentiggini che la rendono ancora più bambina.
Le sette erano un fenomeno diffuso in città. Erano legate ad ambienti finanziari ed economici. L’università … poteva essere collegata a qualche bravata da studenti. Il suo fiuto annusò che sotto c’era qualcosa di grosso. Di molto grosso.
“Sei convinto di prendere questo caso?”
La voce di Michael era inconfondibile, così come il mantello posticcio da Superman che gli cingeva le spalle.
Era la sua coscienza sensitiva e visiva. Un ex scaricatore di porto che aveva girato i sette mari. Quel mantello da supereroe ormai liso lo aveva rubato da un negozio di noleggio costumi teatrali dopo una sbronza delle sue. Nonostante l’aspetto poco affidabile si era rivelato sempre di grande aiuto per Steve.
Un’arma segreta invisibile. Solo lui poteva vederlo e sentirlo.
“Quella ragazza mi ricorda molto una mia cotta giovanile. Mi trovavo ad Hong Kong. Avevamo attraccato e ci saremmo fermati in quel porto per qualche giorno. Non capivo una parola di quello che diceva ma rimasi colpito dalla sua spontaneità … soprattutto a letto. Molto generosa. Non mi fraintendere, non era una poco di buono ma sotto le lenzuola ci sapeva fare. Era delicata.”
“Cazzo dici … adesso mi appari per raccontarmi le tue avventure amorose? C’è una ragazza da ritrovare.”
“Mi meraviglio di te che non ci sei ancora arrivato. Una studentessa universitaria presa da un branco di stupidi ragazzetti. Si fanno chiamare setta ma sono solo figli di papà. Non possono averla nascosta in città, troppo scontato e facilmente rintracciabile. Pensaci: una fattoria dà meno all’occhio …”
Steve, poco avvezzo alla tecnologia, decise di fare una breve ricerca al telefono. Iniziò a chiamare i numeri presenti in rubrica. Non sono molte le fattorie fuori città, pensò.
“Green” era rimasta abbandonata dopo che il proprietario, un anziano italoamericano, era passato a miglior vita in un disastroso incidente d’auto. Nessuno si interessò ad acquistare quel terreno e spesso la fattoria venne bersagliata da vandali occasionali in preda ai fumi dell’alcol e delle sostanze.
Dopo una mezz’ora di macchina, Steve arrivò all’edificio abbandonato. Una insegna cascante e rovinata dal tempo. Erbacce alte che ne ostruivano l’ingresso.
E nel silenzio della natura delle chiare grida strozzate.
Entrando nel capannone salì le scale di legno con molta calma per paura che potessero crollare. Immersa in cumuli di fieno spuntava una ciocca di capelli rossi.
Erano i capelli di Elisabeth.
Steve la rassicurò, togliendole con delicatezza la benda stretta troppo forte sulla sua bocca.
“Chi ti ha portato qui?”
“Dei ragazzi, non so chi. Ero bendata e legata.”
“Sono stati quelli del laboratorio scientifico. Sono loro i colpevoli.”
Michael nel suo essere ologramma poteva spostarsi senza problemi alla massima velocità. Aveva rintracciato i malviventi intenti a proseguire il loro piano diabolico. Vivisezionare esseri umani dopo averlo fatto con animali. E il tutto per un ingente ritorno economico. Vendita di organi sul mercato nero. “Con questa gente non si scherza, amico mio.”
La notizia divenne immediatamente di dominio pubblico in città. I ragazzi provenivano da famiglie ricche famose per opere di beneficenza presto trasformatesi in coperture ben congegnate per coprire traffici loschi ed appalti truccati.
“Per ringraziarmi potresti offrirmi un sigaro. Non sai da quanto tempo non fumo. Tanto sono un fantasma, che male può farmi?”
Steve senza proferire parola prese un paio di sigari che aveva sulla scrivania. Li lanciò a Michael il quale sparì in attesa della prossima avventura.