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Puntare al cielo e oltre: perché non dovresti avere alcun limite nei sogni

Sognare non costa nulla. Tante volte si sente questa frase come incoraggiamento per chi ha un sogno nel cassetto o per coloro che hanno rinunciato ad inseguire i propri obiettivi. Io aggiungerei le parole nessun limite (no limits per chi è esterofilo).

Sì perché quando pensiamo a qualcosa che ci piacerebbe ottenere o in alcuni casi si fa troppo desiderare creandoci un minimo di sofferenza, quello che possiamo fare nella nostra testa è dare sfogo alla nostra immaginazione senza alcun tipo di barriere.

La vita ci crea limitazioni alle quali sottostare. Almeno quando si sogna non dobbiamo lasciarci influenzare da niente e nessuno.

La creatività è come i sogni: qualcosa di inconscio che sta dentro di noi. Basta saperlo riconoscere e non tenerlo nascosto.

Ecco qualche piccolo segreto (ma non troppo).

  • ritrovare il bambino di un tempo

Lasciare spazio solamente a ciò che ci piace. La creatività come mezzo per esprimere il fanciullo diventato grande ma che vuole esprimersi secondo la propria indole.

  • darsi un’altra possibilità

Quando tutto sembra definito e rinunciamo a rincorrere i nostri sogni. Per paura o pigrizia. Possiamo dimenticarli o fingere che non esistano ma i nostri obiettivi hanno la chiave per aprire quel famoso cassetto. Con la polvere a fare da sfondo ma nessun tappeto dove nasconderla. Un tarlo senza fine per non arrendersi mai.

  • zero monotonia e tanto colore

Un foglio da disegno per colorare e soddisfare il nostro istinto creativo. La creatività come antidoto alla routine quotidiana.

Non sono un filosofo anche perché non mi interessa e non sarei in grado di farlo ma mi sento di affermare che l’arte e l’istinto creativo sono i sogni che dall’inconscio passano alla realtà.

Per vivere e per vincere con noi stessi.

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Breve storia del mio rapporto conflittuale con la tecnologia

La premessa del titolo può far pensare che non ami molto gli strumenti tecnologici che il mondo ci mette a disposizione. Non è così. Diciamo che sono loro che non amano me.

Avete presente quando volete svolgere un determinato lavoro pensato e organizzato nei minimi dettagli e per un qualsivoglia motivo non va a buon fine?

Non una piccola parte….zero assoluto.

Ne avevo già scritto in altri articoli legati alle mie pubblicazioni fai da te su quanto possa essere complicato risolvere quelle problematiche legate alla creazione del proprio libro. Specialmente se si affrontano certe operazioni per la prima volta.

Come tanti anch’io ho il telefono pieno di applicazioni che sono entrate a far parte della vita di tutti i giorni ma creare ed impostare l’impaginazione del romanzo appena scritto è un’altra storia non solamente da scrivere ma da imparare.

Perché il segreto è tutto lì: la voglia di conoscere e cimentarsi in cose nuove per crescere e togliersi delle soddisfazioni.

Inizialmente mi sembrava complicato svolgere l’intera stampa di ogni capitolo del libro. Un lavoro in aggiunta alla scrittura che richiedeva il tempo necessario.

Ma dovevo farlo.

Fortunatamente ho avuto l’aiuto di un amico che con voglia e pazienza ha saputo guidarmi altrimenti sarebbe stato tutto più difficile per un neofita come me.

Soprattutto il formato digitale ebook, molto utilizzato in questi anni, è stato complicato da definire perché si installava come un gioco di incastri tra una pagina e l’altra dove il tutto doveva combaciare perfettamente.

Tante anteprime di stampa alla ricerca della perfezione o quanto meno di qualcosa presentabile e gradevole per i lettori.

Devo dire che dopo un primo impatto difficoltoso è subentrata la voglia e la tenacia di realizzare quello che volevo: il mio romanzo. Ho appreso nuove conoscenze utili per i prossimi progetti che vorrò realizzare.

Per un creativo le idee sono alla base del suo percorso ma devono essere accompagnate dalla parola fare.

Fare per migliorare, crescere, evolvere e realizzarsi.

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La mia più grande soddisfazione da scrittore autopubblicato

Quando intraprendi una passione la cosa principale è quella di divertirsi, avere un minimo di spensieratezza che nella società odierna è merce molto rara. Quasi vietata.

Ovviamente sono partito da zero, anzi sottozero. Perché scrivere per se stessi o semplicemente avere il piacere di farlo è una cosa. Mettersi in gioco pubblicando i propri scritti sperando di attirare l’attenzione dei lettori è una sfida per nulla scontata.

Tante domande mi passavano per la testa legate soprattutto al giudizio altrui. Saperlo affrontare, ricevere apprezzamenti, ascoltare o leggere critiche anche dure e pesanti.

Sono tutti aspetti che fanno parte del gioco. Quando si impara a nuotare l’acqua non deve fare paura ma è un elemento necessario al nostro allenamento.

Così i commenti diventano una palestra per rafforzare noi stessi e il nostro carattere per saper rispondere quando lo riteniamo utile e necessario.

Partendo da un principio fondamentale: la nostra creatività, sotto qualsiasi forma, viene raccolta da coloro che vogliono raccoglierla e conoscerla. Non è per tutti. Non è di tutti.

Questa è stata la mia prima grande soddisfazione: lanciare un messaggio nel mondo. Una goccia nel mare che si mescola alle altre.

Scrivere un libro è un piacere ma diventa anche fatica se fatto con impegno e dedizione. Chi si vuole avvicinare al nostro lavoro lo deve fare con il dovuto rispetto, che siano conoscenti e non.

Alle persone con le quali c’è un rapporto più profondo e confidenziale si può regalare la propria opera creativa come dono di una parte di noi stessi. Ma anche in questo caso va fatto con molta cura e attenzione.

Con il tempo e l’esperienza il traguardo finale è riuscire a vivere concretamente con la scrittura, farne una professione. Non facile ma stimolante.

Uno step successivo che passa dalla soddisfazione di aver messo nero su bianco la propria idea artistica. Che sia un ebook da digitare o un libro cartaceo da sfogliare è qualcosa che ci rende “pieni” nell’anima e orgogliosi. Un percorso intrapreso solo da chi vuole svoltare nella vita.

Non siamo su un’isola deserta dove mandare messaggi tramite una bottiglia di vetro lanciata nel mare. Con la tecnologia possiamo arrivare a chiunque lo voglia.

Senza inseguire nessuno e rimanendo fedeli a noi stessi.

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Autopubblicazione o casa editrice? Come decidere il giusto percorso editoriale per il tuo primo libro

Un argomento dove ognuno di noi può avere le idee più diverse. Tutto sta a come uno scrittore voglia pubblicare il proprio libro.

Come si evince dal titolo le strade sono due: autopubblicazione o casa editrice.

Non voglio dirvi quale sia l’opzione migliore perché un autore deve avere il diritto e la libertà di scegliere il percorso più adatto.

Posso raccontarvi la mia esperienza all’esordio nella scrittura. Quando pubblicai la raccolta di poesie decisi di farlo in formato ebook auto pubblicandolo.

Mi sembrava la cosa migliore da fare perché il genere poetico è molto di “nicchia” e non credo a quante case editrici possa interessare una scrittura di questo tipo. Magari con una ricerca molto approfondita si potrebbero trovare ma, come si dice, non si è padroni del proprio destino.

Attirare l’attenzione è la cosa più difficile.

Per farsi pubblicare da un editore bisogna sottostare a delle limitazioni imposte da chi è interessato alla pubblicazione del libro. Sono da valutare con attenzione se fanno al caso nostro. Mi riferisco soprattutto a chi non è ancora uno scrittore affermato con la voglia e il desiderio di farsi conoscere.

L’importante, come dico sempre, è il rispetto che si deve avere per il romanzo o racconto scritto perché dietro quelle parole c’è tanto lavoro, tante ore dedicate a un sogno, notti insonni cercando una chiave di lettura per entrare nell’anima del lettore. Accettare delle condizioni non è un delitto ma non devono stravolgere la propria opera altrimenti non sarebbe più riconoscibile agli occhi dell’autore.

Poi c’è chi è disposto a tutto questo pur di farsi pubblicare ma è una scelta personale da rispettare.

Come dicevo ho deciso di autopubblicarmi perché, oltre ad essere un esordiente, mi ha dato la possibilità di imparare cose nuove: lavorare su l’impaginazione del libro, impostare la data della pubblicazione, rivedere alcuni aspetti in fase di rilettura (molto importante per avere un occhio critico su noi stessi).

Al di là del successo o delle copie vendute che si spera possano essere tante inizialmente si vive la grande soddisfazione di vedere la propria opera in uno store online vicino ad autori affermati. Può sembrare una piccola cosa ma è l’inizio di un percorso creativo ricco di esperienze da accumulare e di soddisfazioni.

Nel mio romanzo oltre alla versione digitale decisi di creare anche quella cartacea. Nonostante l’epoca in cui viviamo sia dominata dalla tecnologia tante persone sono legate al libro con le pagine da sfogliare. Quindi ritenevo corretto incontrare le esigenze altrui per dare una visibilità più ampia al mio lavoro.

Al momento non mi sono rivolto a case editrici per la pubblicazione. Il mio percorso di apprendimento creativo non è finito e credo non finirà mai. C’è sempre da imparare e migliorare. Rivolgersi ad un editore non lo escludo per il futuro ma deve essere una scelta pensata e ben ponderata trovando chi crede nella mia scrittura.

Ogni cosa ha il suo tempo e così anche il percorso di rendere pubblico il nostro romanzo. Come un neonato al quale bisogna dare tutto l’amore e le cure per farlo crescere in modo sano.

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Un gioco di equilibrio creativo tra istinto e praticità

Quando uno scrittore si mette all’opera soddisfa prima di tutto una voglia di esprimersi in modo naturale per arrivare nella mente e nel cuore di chi ha la passione e la disponibilità alla lettura. 

Una libertà creativa che permette di evadere da una realtà a volte opprimente fatta di problemi da risolvere o irrisolti da tempo.

Purtroppo non è come andare in un negozio dove, se non sei soddisfatto dei tuoi acquisti, c’è la formula “soddisfatti o rimborsati”. E non sempre è possibile.

La vita impone le sue regole e dobbiamo stare al gioco ma il creativo, che sia scrittore o di altro genere artistico, ha la fortuna di approdare nella sua “oasi felice”.

Nel caso della scrittura avere la voglia di raccontare una storia è la più bella evasione che si possa avere.

Qualsiasi genere di racconto serve a liberare le proprie emozioni da mettere nero su bianco senza vincoli da seguire o limitazioni.

Perché nella fase iniziale di qualsiasi processo creativo è fondamentale lasciarsi andare senza remore. Senza pensieri nocivi che possano intaccare il vostro estro creativo.

Quando ci si butta nell’azzurro del mare e farsi trasportare dalle onde. Però non basta tuffarsi, bisogna saper nuotare e restare a galla. Come succede nello sport bisogna allenarsi e darsi una buona dose di disciplina.

Un gioco di equilibrio creativo tra istinto e praticità. Perché non basta seguire l’ispirazione. Serve dare un ordine alle idee.

Un concetto quello sull’organizzazione della scrittura che ripeto spesso perché si tratta di lavoro. Puoi essere uno scrittore professionista o un semplice appassionato ma quando decidi di iniziare l’avventura di un romanzo si tratta di un impegno lavorativo che richiede la massima dedizione. La parola hobby non deve esistere in questo contesto. Non si tratta di collezionare francobolli o rilassarsi sul divano. Zero rilassamento.

La determinazione necessaria per non demordere alla prima “crisi creativa”. Succede di avere momenti in cui l’ispirazione e la voglia creativa si lasciano desiderare ma è l’occasione per passare allo step successivo: scrivere anche quando manca la “verve artistica”.

Per darci una motivazione e portare a termine il nostro libro.

Non è semplice creare nei momenti di crisi ma è uno scoglio da affrontare e superare.

Ci sono degli accorgimenti per affrontare la “tempesta creativa”:

  • isolarsi o abbracciare il caos

L’importanza di scegliere un luogo o una condizione necessaria per svolgere il vostro lavoro di scrittura. Un habitat naturale senza scorie negative. Personalmente preferisco avere attorno a me la calma e il silenzio quando mi metto all’opera dopo aver raccolto sensazioni e idee dalla realtà che mi circonda. Un panorama di creatività senza barriere.

  • darsi una tempistica nello sviluppo dei capitoli

Ogni scrittore è libero di sviluppare un capitolo nei tempi e nella modalità che preferisce ma non si può rimanere inchiodati all’infinito su una scena o un’argomentazione. Bisogna scegliere un genere di romanzo nelle nostre corde soprattutto quando si è alle prime esperienze di scrittura. Un paracadute da aprire quando si trovano difficoltà a proseguire nel racconto per evitare la “palude creativa”.

  • scrivere pulito e semplice

Farsi capire e comprendere dal ragazzino al novantenne. Come un messaggio pubblicitario diretto a vendere un prodotto, l’obiettivo di uno scrittore è arrivare a più persone possibili con diverse estrazioni sociali e basi culturali.

Terminare la stesura del romanzo è solamente l’inizio dell’avventura creativa. Con il tempo e la dedizione si possono affrontare diversi generi di racconto, pubblicare articoli o altre forme legate alla parola scritta.

Un viaggio dove si ha solamente un biglietto di sola andata perché non si è mai arrivati. 

Creatività senza fine.

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La creatività non ha età: non è mai troppo tardi per essere creativi!

Gli esami non finiscono mai. Io aggiungo che non si finisce mai di mettersi alla prova.

La creatività molto spesso è qualcosa di innato nell’animo di una persona, ma non tutti la riconoscono. Magari è nascosta e non ha mai avuto la possibilità di venire alla luce.

La vita di oggi ci fa correre a grande velocità e sembra non dare spazio a passioni e sogni. Il tempo, la vera ricchezza del giorno d’oggi.

Giustamente dopo una giornata passata in ufficio o in fabbrica, dopo la dose quotidiana di traffico intasato o viaggi sui mezzi pubblici ad incrociare sguardi assorti nei propri pensieri c’è la voglia di staccare da tutto e tutti. E questo è legittimo.

Poi c’è una vita familiare alla quale badare e che richiede il proprio spazio.

Dedicarsi a quello che ci fa bene è sempre complicato e ritagliarsi un attimo solo per noi sarebbe salutare. Non dico tutti i giorni perché non sempre è possibile ma nell’arco della settimana un angolino lo possiamo trovare.

Per me scrivere è stato prima di tutto una valvola di sfogo e un modo per attivare l’immaginazione tenendo sveglio il cervello.

Ma non è soltanto la scrittura. Può essere anche la pittura, suonare uno strumento musicale e tanto altro. E se non si hanno spiccate doti artistiche si può sempre imparare.

Come quando si va in palestra per avere un bel fisico anche la creatività necessita di allenamento. Un muscolo creativo sempre reattivo.

E non ha importanza l’età, è solamente un numero.

Esprimersi artisticamente non è solo la ricerca di una propria realizzazione personale ma è anche una porta aperta verso un mondo nuovo troppe volte tenuto nascosto e che è presente più di quanto si possa immaginare.

La creatività come espressione di noi stessi per una nuova consapevolezza. Per provarci sempre e non avere rimpianti.

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L’importanza della rilettura e della fase di correzione nella stesura del tuo primo romanzo

Questa è una fase molto delicata per la riuscita del vostro romanzo.

Credo che questo lavoro non vada fatto solamente al termine della scrittura del racconto ma quando finisce un capitolo.

Tutto ciò è utile per verificare il passaggio di continuità tra i vari capitoli per dare un filo logico alla storia. Sicuramente creare colpi di scena è molto creativo e servono per arricchire la vostra scrittura ma deve essere credibile agli occhi del lettore per non andare “fuori strada” nella lettura.

Inoltre rileggere il capitolo è un esercizio importante per capire i propri errori o perfezionare alcuni aspetti che in fase di stesura potrebbero sfuggire.

Ovviamente quando si conclude la scrittura del libro è un momento di grande soddisfazione perché si porta a termine qualcosa di desiderato e sognato. Un obiettivo raggiunto con questa formula: ideato+scritto=realizzato.

Può sembrare banale ma non è così. Non sempre quello che si ha in mente viene poi concretizzato quindi godetevi questo primo obiettivo raggiunto.

In fase di rilettura è bello notare l’evoluzione della vostra scrittura dai primi capitoli fino all’epilogo finale: è una sensazione di un percorso portato a termine.

Ma oltre ai nostri occhi è necessario averne altri due per una revisione ancora più approfondita? Un’altra persona che legge il nostro romanzo appena nato?

Ognuno ha un proprio modo di porsi: chi preferisce fidarsi solo del proprio giudizio quasi “ingelosito” dal giudizio di un esterno e chi invece ritiene positiva la visione altrui per avere semplicemente un parere o un confronto di idee.

Vi posso dire che nel mio caso, oltre ad una personale rilettura, mi sono affidato ad una persona di mia fiducia per alcune correzioni o imperfezioni. Attenzione però, quando affidiamo il nostro lavoro alla visione di un occhio esterno deve essere competente in materia.

Potete far leggere la vostra prima stampa a familiari, amici, conoscenti, mogli o amanti ma potrebbero cadere in un errore: essere condizionati nel loro giudizio. 

Magari per non ferire la vostra sensibilità tenderebbero a nascondere qualche aspetto da correggere. Perciò trovo utile affidarsi a chi sia libero da ogni pensiero di riconoscenza ma essere sincero e concreto nella rilettura. Anche severo se necessario.

Alla base ci deve essere il rispetto della vostra opera. Sono utili e necessari gli accorgimenti al racconto ma non è il libro di qualsiasi persona: è il vostro romanzo.

Non va mai dimenticato.

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Come avere a che fare in maniera sana con le proprie aspettative creative?

Devo essere sincero. Probabilmente non sono la persona più adatta per rispondere a questa domanda ma visto che l’argomento è stato scelto dal sottoscritto….come si dice : “Hai voluto la bicicletta? E adesso pedala!”

Perché questa premessa?

Nel mio percorso creativo iniziato qualche anno fa a volte mi sono ritrovato a lottare con i miei “sbattimenti”. In parole povere con me stesso.

Non è che avessi chissà quali aspettative, da questo punto di vista sono sempre stato con i piedi per terra. Sognatore e realista.

Il problema è che pretendevo troppo dal sottoscritto. Avevo l’idea che quando iniziavo a scrivere un racconto, un articolo, l’inizio del romanzo o semplicemente un pensiero dovevo assolutamente stupire, lasciare a bocca aperta chi aveva voglia e pazienza di leggere quello che ideavo.

Quanti scritti lasciati a metà o abbandonati del tutto perché non mi sentivo soddisfatto. Una ricerca perenne alla quasi perfezione.

“Chi me lo fa fare? Perché continuare a perdere tempo?” tutte domande che mi rimbalzavano nella testa senza trovare risposta.

In realtà stavo sbagliando tutto o quasi. Esprimere la propria creatività deve essere fonte di benessere, un piacere che ci concediamo per dare colore alla nostra vita.

Alla base di tutto c’è la leggerezza d’animo e non cercare di essere come macchine infaticabili e indistruttibili.

Ci sono momenti in cui le nostre idee non ci soddisfano o semplicemente non ne abbiamo. Niente forzature per lasciare passare il periodo di “buio creativo”.

La creatività non è una lampadina che accendi o spegni quando vuoi ma è un’ispirazione che si trasforma in un dono da custodire e proteggere.

Come ho scritto in altri articoli non fatevi troppe aspettative per non essere delusi. Inizialmente l’approccio deve essere “easy”. Come dicono quelli bravi.

Poi se con costanza e perseveranza riuscirete a vivere e mantenervi con la vostra arte è tanto di guadagnato.

Senza forzature. Forti ma leggeri.

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Come creare le storie dei personaggi secondari del tuo romanzo

In ogni racconto che si rispetti non si vive di solo protagonismo. Importanti sono anche i personaggi secondari.

Possono essere di diverse tipologie come delle figure che interagiscono assiduamente con il protagonista oppure fare solamente da contorno al racconto o in alcuni capitoli.

Nel primo caso fondamentale è la descrizione dei particolari, caratteriali e fisici, per dare un’immagine ben definita al lettore.

La parola “secondari” potrebbe risultare come un qualcosa di poco rilevante ma, creando intrecci frutto della vena creativa dello scrittore, possono ritagliarsi uno spazio importante.

Interessante sarebbe fare un richiamo alla vita o alle esperienze passate utili a creare un’eventuale evoluzione del personaggio all’interno del racconto. Come nella realtà le persone possono cambiare, tanto più nei romanzi.

Per esempio nel mio libro le vicende di Kevin, il protagonista, si intrecciano con i ragazzi della band che lo riportano alla passione per la musica. Qui fa la conoscenza di Isabel, cantante spagnola con la quale nascerà una storia d’amore. Nei vari capitoli si noterà il cambiamento/evoluzione della ragazza da giramondo in cerca di se stessa fino alla voglia di maggiore stabilità affettiva e di vita.

Nel racconto si descrive anche il rapporto di Kevin e con la ex moglie. Perché si era arrivati alla separazione e le difficoltà del protagonista per vedere la figlia.

Poi sono presenti altre tipologie di personaggi che fanno da “accompagnamento” alle vicende narrate o in alcuni casi rappresenta una figura di aiuto e sostegno per Kevin: i colleghi di lavoro, il barista del locale vicino casa, la cassiera, l’amico “mentore” che sa sempre trovare le parole giuste e di conforto.

Come accennavo prima, queste personalità diverse tra di loro non sono per nulla “secondari” ma rappresentano una buona fetta della riuscita del romanzo arricchendolo con le loro interazioni necessarie per esaltare le loro caratteristiche ma offrire una “spalla” adeguata ai protagonisti della vicenda.

E, come se fosse un film da vedere in sala di proiezione, è importante descrivere l’ambientazione dove si svolgono le scene romanzate. 

I particolari per fare la differenza.

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I segreti per essere sé stessi nella creatività

Si te stesso

Poche e semplici parole che tante volte ci sentiamo ripetere. Sembra molto semplice ma non è così scontato.

Ci vorrebbe un manuale delle istruzioni come quando si acquista un cellulare nuovo o un elettrodomestico per casa. Tutto ciò non esiste e dobbiamo fare secondo le nostre possibilità.

Quando si tratta di creatività è proprio necessario un libretto da seguire? Se esiste un luogo dove potersi esprimere liberamente è e deve essere quello creativo.

Non ci sono regole da seguire ma qualche piccolo segreto ve lo voglio suggerire.

  • Curate il vostro “dono”

Il vostro istinto creativo è un seme d’oro che dovete coltivare e custodire con amore e proteggerlo da fattori esterni negativi.

  • Zero nubi per la testa

Per realizzare qualcosa di piacevole bisogna avere quella spensieratezza che porta alla leggerezza d’animo. Scrivere, dipingere, fare musica o quello che vi pare come terapia di benessere.

  • Niente giudizi e pregiudizi

Inizialmente il risultato finale non è importante. Quindi le parole altrui non devono avere alcun peso. 

Se poi il vostro operato creativo riuscirà ad ottenere riscontri positivi è tanto di guadagnato ma prima di tutto dovete sentire la soddisfazione di aver concretizzato la vostra idea. 

E se anche ci fossero errori prendeteli come una lezione. C’è sempre da imparare e migliorare.

  • La teoria della bottiglia

Pensate a un litro e mezzo di bottiglia incastrata dentro un litro. Cosa succede? Scoppia, non è nel suo habitat naturale.

Voi dovete sempre sentirvi a proprio agio quando volete esprimervi creativamente. E se dovesse mancarvi quella piccola mezza parte…andate a prendervela.

Createvi il vostro spazio per una “comodità creativa”.

  • L’isola che c’è

La vostra creatività è quel luogo dove non serve nessun aereo per arrivarci ma sta dentro di voi. Basta avere occhi aperti per riconoscerla.

Non voglio fare il fenomeno. Tutto questo che dico a voi vale anche per me e non sempre riesco a seguirlo.

Facciamolo insieme e proviamoci.

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