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Creare il piano operativo per la stesura del tuo prossimo libro

L’idea che entra in azione.

Si avvicina il momento in cui la vena creativa partorisce il racconto desiderato e immaginato.

Per iniziare la stesura del libro l’istinto artistico deve essere accompagnato dalla praticità di un piano operativo.

Fondamentale è decidere il genere del romanzo ma successivamente emerge la necessità di come impostare i vari capitoli.

Nell’articolo precedente parlavo della “sfida” del protagonista, la sua missione.

Un’idea potrebbe essere quella di descrivere la storyline dell’eroe principale della vicenda e i motivi che lo hanno portato a vivere la sua condizione di vita: ricordi del passato, persone alle quali era legato, situazioni affrontate.

Punta sempre sulle descrizioni ambientali, non tralasciare nessun particolare per poter dare una “visione” completa al lettore, come se fosse in una sala cinematografica.

Dopo aver scritto i primi capitoli che fanno da preambolo all’obiettivo del protagonista si entra in una fase in cui si presenta un ostacolo o una motivazione per affrontare le difficoltà e i sogni rimasti nel cassetto.

Questa è una fase introspettiva dove il carattere del personaggio principale viene raccontato in tutte le sue sfaccettature. Ovviamente non è solo in questo percorso ma è affiancato da diversi personaggi alcuni molto presenti nella sua vita e altri che fanno da contorno nei momenti meno topici del romanzo.

Come nella vita reale non sempre si vive con l’adrenalina al massimo e così vale per un racconto.

Se si vuole arricchire la vicenda l’inserimento di imprevisti e situazioni inaspettate possono dare maggiore suspence e non dare punti di riferimento a chi legge. La trama che prende una direzione per poi cambiare improvvisamente.

E il lieto fine? Questo è molto soggettivo. Dipende dall’idea che avete in testa e se fate “il tifo” per l’eroe della vicenda.

Alcune cose devono essere chiare: 

  1. INTRODUZIONE o PRESENTAZIONE (massima cura per le descrizioni di persone e ambienti, più particolari e meglio è) 
  2. SFIDA DA AFFRONTARE 
  3. CONQUISTA DELLA META
  4. RISOLUZIONE FINALE

Date sfogo alla vostra immaginazione ma siate sempre organizzati nel vostro modo di scrivere. Rispettando l’idea che volete sviluppare ma soprattutto voi stessi.

Non snaturatevi mai

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Come impostare la “sfida” del personaggio principale del romanzo

Il famoso “Viaggio dell’Eroe” di tempi antichi.

Un obiettivo, un traguardo, una conquista. Ogni storia che si rispetti propone qualcosa da raggiungere da parte del protagonista o dei protagonisti a seconda del racconto da proporre.

Ci sono punti fondamentali per costruire le vicende lungo le quali si articolano i vari passaggi destinati a raggiungere il traguardo desiderato e sognato.

  • il mondo ordinario

L’introduzione e presentazione del libro dove si evidenziano gli aspetti caratteriali del protagonista. La rappresentazione della sua vita, i motivi che lo hanno portato a vivere la propria esistenza, l’ambiente che lo circonda (dove vive, lavora, le persone che incontra. Importante è la descrizione dei dettagli per dare una “visione” completa al lettore.

  • richiamo all’avventura

Il momento in cui si presenta una sfida da affrontare. Oppure un sogno nel cassetto che riaffiora nella mente del protagonista e gli dà stimoli nuovi per andare avanti o per migliorare la sua condizione. Si possono descrivere vicende passate che hanno contribuito a interrompere i progetti da realizzare.

  • rifiuto della chiamata

Subentrano le paure e le difficoltà da parte del protagonista per riprendere la strada della sua crescita. Gli ostacoli potrebbero essere rappresentati da persone “nemiche” o situazioni di vita lasciate in sospeso. Entra in gioco la figura di un “motivatore” che porta il protagonista ad una nuova consapevolezza. Oppure trovando la propria forza interiore.

  • accettazione del richiamo all’avventura

Quando la voglia di riscatto è più forte di tutto. Ovviamente per romanzare tutto quanto si possono descrivere le vicende che hanno determinato questo nuovo inizio. Come succede nella vita reale non sempre il raggiungimento di un sogno è percorrere una strada battuta. Bisogna affrontare diversi sterrati prima di vedere la “luce” del traguardo. Tutto questo può arricchire il vostro romanzo.

  • ingresso nel mondo nuovo

L’inizio della sfida per il protagonista. Mettere le “mani in pasta” su quello che desidera raggiungere. Nel mio libro si trattava di ritornare a suonare nella musica e riabbracciare la figlia dopo tanto tempo. Traguardi di realizzazione personale e affettivi.

Sono regole che tutti possono seguire. Anche nel raccontare una favola, non proprio il mio genere, ci sono ostacoli da superare prima del lieto fine. Al di là del genere di racconto è importante descrivere il percorso, le situazioni e gli incontri che portano il protagonista ad emergere dalle sue paure. Quasi più importante del finale perché fa capire lo spirito del vostro libro e il messaggio da lanciare al lettore.

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Come e quando prendere spunto dalla realtà può aiutarti nella stesura del tuo romanzo

Avere un’idea è alla base per qualsiasi progetto creativo che si rispetti.

Detto così sembra molto semplice e scontato…ma non lo è.

Può capitare di avere un forte impulso nel voler realizzare qualcosa che sta nel cuore e nell’anima. Possono esserci diverse ispirazioni nate dalla nostra immaginazioni o dalle esperienze della nostra vita.

La realtà che viviamo può essere una fonte inesauribile di idee e spunti creativi.

L’importante è avere occhi aperti per vedere le sfumature che ai tanti possono sfuggire. L’apertura necessaria per notare quel particolare che rende più chiara la nebbia presente nella fase embrionale dell’idea artistica.

In altri articoli precedenti vi avevo parlato di alcuni aspetti della creazione del mio romanzo concentrandomi sulle caratteristiche dei personaggi.

Quando si pensa alla scrittura si associa il concetto di immaginazione frutto della nostra fantasia alla stesura finale del libro. In parte è vero ma occorre accompagnare tutto ciò con il “vivere”.

Anche la realtà più monotona può presentare delle illuminazioni.

Parlando della mia esperienza, inizialmente il protagonista del racconto avrebbe dovuto essere uno scrittore (guarda un po’ che fantasia!).

Lo immaginavo le notti tormentato a terminare i suoi lavori perennemente in ritardo, in giro per il mondo senza una fissa dimora cercando un luogo ideale per stabilirsi.

Tante idee le quali potevano sembrare una ricchezza ma ai fini del romanzo portavano a parecchia confusione correndo il rischio di interrompere a metà senza riuscire a proseguire.

Mi sono chiesto: perché troppe complicazioni?

Allora decisi di stravolgere la scaletta, cambiare tipologia di racconto e basarmi su cose dove potevo riconoscermi e dare degli spunti a chi volesse leggere.

Pensai ad un protagonista della vita di ogni giorno, nella lotta quotidiana tra problemi personali, di lavoro, aspettative da realizzare, persone da incontrare, nuove esperienze, nuovi amori e amicizie che nascono.

Insomma, una storia di vita come quelle che tutti noi affrontiamo dove spesso la stanchezza ci porta a vedere il lato negativo ma le belle sorprese si possono sempre trovare. Basta girare l’angolo….sempre con occhi aperti.

Tutto questo per dirvi che a volte la realtà può essere la nostra migliore ispirazione ed immaginazione. Una base importante per la nostra creatività e una “luce” migliore sulla nostra esistenza.

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Radiografia dei personaggi: come creare delle descrizioni memorabili

Ci sono due strade: avere in testa una tipologia di racconto sulla quale costruire i vari personaggi che ne faranno parte oppure avere un’idea di base sui protagonisti che interagiranno tra loro per poi andare a creare il genere narrativo sulle loro caratteristiche.

Quando sale l’impulso creativo il nostro istinto ci porta a premere la tastiera del computer come se fosse un pianoforte. Il musicista cerca la giusta melodia con le note, lo scrittore fa un percorso simile con le parole.

Nella nostra epoca ormai è in disuso ma si può fare anche con carta e penna anzi, a pensarci bene mantiene ancora il suo fascino.

Come dicevo il primo step è buttare fuori tutto quello che abbiamo nella testa anche se fosse solo una bozza piuttosto confusa. La fase iniziale per fare luce e chiarezza su quello che vogliamo creare è partire da un disordine artistico. 

Da quella confusione, un pezzo dopo l’altro come un puzzle, si andrà a costruire il romanzo che desideriamo portare avanti.

Vi racconto la mia esperienza. Un giorno apro un documento dove scrivo l’introduzione di un racconto che volevo sviluppare.

In preda all’entusiasmo le prime righe sembravano promettere bene ed invece il peggior incubo per chi scrive: mi sono bloccato.

Avete presente un’automobile che finisce nel fango e le ruote girano a vuoto senza muoversi di un centimetro? Proprio così.

Commisi l’errore di non seguire uno schema ben preciso.

Come dicevo il caos creativo che diventa ordinato.

Per prima cosa dovevo scegliere quale genere di storia volevo scrivere senza imbattermi in qualcosa che mi avrebbe portato fuori strada o non di mia conoscenza. Ad esempio se si vuole raccontare un romanzo di spionaggio è bene essere a conoscenza di quel determinato filone narrativo, altrimenti risulterebbe poco credibile.

Nel mio primo romanzo decisi di creare una storia di vita comune, vicina alla realtà e dove tanti si possono riconoscere. La voglia di riscattarsi dalle difficoltà per rinascere.

E qui, prima di affrontare il primo capitolo, andai a svolgere un ulteriore lavoro. Preparai una descrizione dettagliata di ogni personaggio (protagonisti o comprimari) che avrebbero interagito tra loro.

Come una moderna carta d’identità dove si racchiudono le vicende, le caratteristiche fisiche e caratteriali dei componenti del romanzo.

Penso che durante la scrittura sia importante sapere con chi hai a che fare.

Avere nella mente un’immagine cinematografica per mettere nero su bianco il vostro racconto come un ipotetico film.

Non è detto che la descrizione di ogni personaggio rientri completamente nel libro. 

Se il protagonista è biondo o castano non sempre ha importanza.

Quello che conta è dargli un’impronta ben precisa riguardo il suo modo di essere, per quale motivo sia arrivato a vivere una determinata situazione e condizione.

Nel mio racconto decisi di descrivere la sua condizione di vita come lavoratore per ricostruirsi una vita per poi successivamente riprendere in mano le proprie passioni.

Non mancano gli ostacoli come spesso la vita ci mette di fronte. Tante piccole sfide da superare per essere migliori.

Come avete capito è molto facile farsi prendere dall’entusiasmo e dalla foga iniziale. L’istinto creativo che non bussa ma sfonda la porta.

In ogni costruzione d’opera che si rispetti, bisogna darsi un ordine per portare avanti il nostro lavoro.

La confusione che diventa arte.

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Breve storia della stesura e pubblicazione del mio primo libro di poesie

Una montagna da scalare. Può sembrare una metafora azzardata paragonare una fatica fisica con l’arte poetica ma, partendo da zero, pubblicare il primo libro non era per nulla scontato.

Per prima cosa si presentava un ostacolo che conosco da tutta la vita: me stesso

Le mie remore erano piuttosto dure da scardinare, vuoi per colpa del mio carattere spesso restio nel lasciarsi andare e poco incline ad accettare giudizi altrui, specialmente da coloro che non hanno alcuna competenza in materia di scrittura.

Giudicare è un verbo che non mi attrae. Ma poi il giudizio di cosa? Non sono in un’aula di tribunale dove difendermi da qualche accusa. E dopo tutto questo film mentale che mi girava nella testa, sciolgo ogni dubbio e mi dedico al lavoro della pubblicazione.

Inizialmente la domanda che mi ero posto era “come pubblicare il mio libro?”.

Decisi di farlo in modalità on line perché la ritenevo più adatta ad un libro di poesie per darle un tocco di modernità.

Anche perché, con un genere letterario di questo tipo, la nicchia di pubblico che potrebbe attirare non è molto ampia. Quindi meglio qualcosa che sia fruibile in modo più immediato. Come richiede l’epoca in cui viviamo che “brucia” tutto alla velocità della luce.

Mi sono aperto un account Amazon per la pubblicazione per registrarmi come autore: una parola che mi faceva un certo effetto.

Per la serie “non si finisce mai di imparare” dovevo destreggiarmi nel lavoro di impaginazione del libro. Non contento e sempre pronto a complicarmi le cose, la mia mente “malata” si fa venire l’idea di voler accompagnare le poesie con fotografie e disegni.

E qui si raddoppia. Non uno ma due pubblicazioni, tutto questo per cercare un equilibrio tra parole ed immagini.

Ho preso in mano il telefono per cercare tra i miei contatti chi potesse aiutarmi nel trovare qualcosa che si sposasse bene con i miei scritti. 

Volevo che ci fosse un filo artistico tra le tre espressioni (poesie, fotografia e disegno).

Tramite un amico conobbi un fotografo professionista al quale poter presentare la mia idea. Tra le varie chiacchiere ci tenevo a sottolineare una cosa: doveva scattare una “scintilla creativa” senza forzature.

Lasciai il mio manoscritto al ragazzo. Non volevo una risposta affrettata ma dargli il tempo necessario per trovare l’ispirazione. Perché alla fine di questo si tratta: ispirare e lasciarsi ispirare.

Nel frattempo per la parte riguardante i disegni se ne occupò una ragazza che aveva intrapreso il percorso da libero professionista e per lei poteva essere un’occasione e un banco di prova.

Ad un certo momento pensai che questa potesse essere l’unica versione del libro. Il fotografo non lo avevo sentito per qualche settimana, non volevo insistere perché pensai di non aver colpito la sua immaginazione leggendo le poesie. 

Lo avrei accettato nella mia filosofia “zero forzature”.

Invece, un giorno qualunque, mi arriva un whatsapp dove non solo mi fa capire che la cosa lo interessa ma mi invia un elenco di fotografie da abbinare a ciascuna poesia. Una sorta di viaggio per coinvolgere il lettore.

In questo mi affidai parecchio al suo istinto creativo. Quelle immagini rappresentano quel tocco in più per esaltare il libro. Oltre alla parte riguardante i disegni anch’essa riuscita molto bene.

E qui entravo in gioco io. 

Dovevo occuparmi della parte di impaginazione. Non vi dico i casini che ho fatto.

Premetto che mi sono fatto consigliare da chi ne sa più di me. All’inizio sembrava che ci fosse qualcosa che non era in sintonia con la struttura dell’opera: paragrafi riportati nella pagina successiva, immagini che non coincidevano con la poesia appropriata….e tanto altro ancora.

Dopo notti insonni arrivai al sospirato risultato finale. Anzi doppio perché come dicevo le pubblicazioni sono due.

Finalmente la parte più emozionante. La pubblicazione dei libri. Il momento che lanci il tuo messaggio nel mondo e chissà che qualcuno lo possa cogliere.

Effettuata la registrazione seguendo i vari passaggi, aspettai qualche giorno per ottenere l’approvazione della mia idea.

In piena notte mi arrivò la mail, non di sogni d’oro ma poco ci mancava, che i miei scritti erano on line e disponibili alla vendita.

Poche volte ho provato una simile soddisfazione. Potrebbe sembrare una piccola cosa ma per me ha un significato. Mi sentivo un autore vicino a tanti altri affermati. Aver creato uno spazio creativo come posto nel mondo. 

E non finisce qui.

Articolo di Paolo Maiocchi

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Le “scorie” quotidiane che disturbano la serenità creativa

Realtà e Fantasia. Mondo reale e Immaginazione. Possiamo usare la terminologia che vogliamo e utilizzare paragoni all’infinito ma ogni creativo si deve confrontare con due anime ben differenti ma che viaggiano parallelamente l’una a fianco all’altra.

Ci sono degli elementi o delle problematiche che possono “disturbare” la nostra creatività: problemi familiari, preoccupazioni lavorative, alti e bassi a livello sentimentale, sbattimenti di umore (non è proprio un gergo tecnicamente ineccepibile ma rende bene l’idea),  problemi di salute e tanto altro ancora.

Sono cose che dobbiamo affrontare e ci rimettono con i piedi a terra quando il nostro lato creativo ci porta tra le nuvole.

Come affrontarle o superarle?

A parte le questioni mediche dove bisogna affidarsi a bravi dottori, per tutto il resto ci sono due strade: in solitario o accompagnati.

Per chi ha un carattere forte e deciso c’è una parolina ben appropriata da rivolgere a persone (soprattutto) o cose che ci disturbano: vaffanculo.

Provateci che è veramente liberatorio.

L’altra via è quella di avere accanto persone che possano darvi un sostegno. Non risolvere le vostre problematiche ma semplicemente la loro vicinanza vi fa stare meglio e non “giudica” il vostro lato più sensibile.

Perché sensibilità e creatività sono sorelle gemelle. 

Hanno la necessità di “onde positive” per entrare in azione.

La mente artistica è sempre proiettata ad inventare qualcosa di nuovo, di diverso, di originale che si possa distinguere dal resto e dare una luce più splendente alla propria vita. 

 Alla base c’è la voglia di evasione.

Allontanarsi per un po’ dal quotidiano delle nostre vite e lasciarci coinvolgere da ciò che ci rende liberi e felici. Aggiungerei anche immortali.

Per quest’ultima cosa vi chiederete come sia possibile. In effetti nella natura umana è impossibile che tutto questo avvenga. Quello che riusciamo a creare rimarrà per sempre, ci saranno sempre tracce che portano ad esse. 

Una prosecuzione di noi stessi.

Articolo di Paolo Maiocchi

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Come affrontare il blocco creativo

Questa è una delle cose che più mi fa incazzare. Sì perché non riuscire ad esprimersi quando se ne sente l’esigenza è qualcosa difficile da accettare.

Mi è capitato tante volte e so per esperienza che succederà ancora.

Cosa fare dunque per combattere il blocco creativo?

  1. Il riposo è essenziale. Lasciate “riposare” il vostro cervello. Quello che avete nella testa vi servirà per passare all’azione e al compimento del vostro progetto.
  2. Ricordate che siete umani. Se avvertite della stanchezza è semplicemente un fattore umano che va accettato.
  3. Occhio a non fonderti. I momenti di debolezza sono un segnale che siamo andati “fuori giri”. Come una macchina che ha fuso il motore.
  4. Siamo istintivi. Bisogna avere la pazienza di fermarsi e non programmare quando riprendere.
  5. Stai calmo. Non siamo rincorsi da nessuno perché è il nostro habitat naturale che non deve essere invaso. 

Quando la nostra testa sarà libera e l’animo leggero, rimettersi al lavoro sarà istintivo e si proverà una liberazione dalla schiavitù dei complessi.

Liberi di ideare e di agire. 

Non serve altro.

Articolo di Paolo Maiocchi

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È possibile trasformare la propria creatività in una professione?

Realizzare questo sogno per un creativo non dico che sarebbe come scoprire la ricetta della felicità….ma poco ci manca.

Non bisogna illudersi, è molto difficile realizzare una cosa del genere perché gli ostacoli sono tanti ed anche i percorsi sono infiniti. Come correre una maratona dove più si avvicina il traguardo e la fine dell’agonia ma trovi uno stronzo che sposta l’arrivo qualche chilometro più in là.

Lo stronzo (scusate la ripetizione e il francesismo) non è esattamente una persona specifica o qualcosa di ben definito.

Possono essere circostanze della vita che ci portano su una strada a noi poco congeniale. Oppure per necessità di sopravvivenza.

A volte la nostra esistenza è come una biglia impazzita che non puoi controllare ed è un paradosso: il “nostro” quotidiano appeso ad un filo che non governiamo noi.

Possono sembrare discorsi astratti ma se ci pensate è una linea sottile che può indirizzare ad una via piuttosto che un’altra.

Se parlo di me non ho frequentato scuole specifiche per raggiungere una professione creativa. Sono quello che si definisce un autodidatta. Errore mio non averle frequentate o fidarsi del proprio istinto?

Sinceramente non saprei. Non ho rimpianti perché non servono a nulla e non si vive nel passato.

Avere una macchina del tempo che ti porta a viaggiare nel futuro dove poter costruire qualcosa. Senza “sbattimenti” generali (non è un italiano perfetto ma rende l’idea di quello che voglio comunicare).

Mi capita di pensare alle parole di un mio amico il quale ha lavorato per anni in un contesto creativo o presunto tale. Parlando professionalmente mi faceva notare come fosse complicato avere un’idea vincente e costruttiva ogni santo giorno. Una routine.

Perché un lavoro ti chiede principalmente di compiere le stesse azioni. Come una catena di montaggio. Macchine al servizio di altri.

Allora mi viene un dubbio: lavorare creativamente è impossibile?

Un artista realizza le sue opere quando si sente ispirato e non perché timbra un cartellino.

Insisto sempre nel concetto di ritagliarsi uno “spazio creativo” dove buttare fuori ciò che si ha nell’anima. Anche io non ho finito di sperimentare e di ricercare uno spazio professionale. Chi vorrà leggere questo pezzo sappia che siamo sulla stessa barca dove se entra dell’acqua dobbiamo subito buttarla a mare per non affondare.

Dobbiamo essere così, liberi e coraggiosi.

Il nostro porto lo raggiungeremo.

Articolo di Paolo Maiocchi

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Come dividersi tra un lavoro quotidiano e la vita creativa?

Questo è un bel casino. Sì è proprio così. Non è facile far coesistere due realtà così diverse tra loro.

Possono occupare gran parte delle vostre giornate e dei vostri pensieri.

Tutti noi dobbiamo restare a galla nella vita e per farlo è necessario avere un lavoro.

I più fortunati professionalmente hanno l’impiego dei loro sogni (ma credo siano pochissimi). Per tutti gli altri la sveglia della mattina è la partenza delle “battaglie quotidiane”.

In tutto ciò il nostro spirito creativo quando possiamo metterlo in azione?

Qui entra in gioco il bene più prezioso della nostra epoca….il tempo.

Ebbene sì, è una risorsa che non deve mai mancare nell’inseguire e nel perseverare i nostri sogni.

Per scrivere un libro ci vogliono ore, giorni, mesi o, in certi casi, anni e perciò ritagliare uno spazio della nostra vita è fondamentale per non lasciare pieno il cassetto dei nostri desideri.

Se ci pensate è come quando si ha voglia di incontrare il proprio amore. Anche se passi giornate pesanti e la stanchezza ha il sopravvento, il tempo per incontrarla lo troverai sempre. Perché ti fa stare bene, ti fa dimenticare tutto il resto.

Quando subentra il desiderio di esprimervi creativamente non lasciate nulla di intentato. Magari programmate nella vostra settimana qualche ora per dare sfogo ai vostri progetti. 

Sempre accompagnati da una dose di ispirazione. Non può mancare, altrimenti si cade nelle forzature fin troppo presenti nella nostra vita.

Vi parlo della scrittura perché è la mia passione ma tutto ciò vale anche per altre forme artistiche. Qualsiasi sia la vostra inclinazione, ritagliatevi il tempo per non farla addormentare e tenere il “fuoco” sempre acceso.

Articolo di Paolo Maiocchi

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Come riconoscere le proprie tendenze creative?

Può sembrare semplice rispondere a questa domanda ma è un dilemma che rappresenta l’inizio di qualsiasi percorso creativo.

Non sempre è così chiaro e limpido riconoscere la propria vena artistica.

Per i più fortunati entra in gioco Madre Natura la quale ti dona un particolare talento riconoscibile fin da bambini.

Per tanti altri, io compreso, è come entrare in un labirinto dove puoi avere un’idea del traguardo finale ma le vie per il raggiungimento di quest’ultimo sono infinite e piene di sorprese, a volte anche inaspettate.

Parlando di me sentivo di avere una predisposizione per qualcosa di creativo ma non riuscivo a fare chiarezza in cosa potevo esprimermi.

Questa è la parte più delicata: sentire di “avere qualcosa dentro” ma non riuscire a gettarlo nel mondo.

Essere su un’isola, scrivere un messaggio da chiudere in una bottiglia e le onde del mare che lo “accompagnano” tra le mani di chi lo vuole raccogliere.

Sapevo di essere negato per disegnare o la pittura in generale. Come per gli strumenti musicali non ho mai approfondito abbastanza.

Come ho scoperto la predisposizione alla scrittura? Da un diario scolastico.

Lo so, nell’agenda dove si segnavano i compiti da svolgere a casa o gli orari delle varie materie, l’aspetto creativo dove si trova?

In effetti non c’era ma notavo una “pulizia” nello scrivere, un “ordine” rispettoso di ogni singola parola che poteva indicare una certa inclinazione.

Non è stato un processo immediato anche perché non ero quello che si definisce un Enfant Prodige. Ma sentivo il desiderio di esprimermi e la scrittura mi aiutava a soddisfare questa esigenza. 

Scrivere, scrivere, scrivere….successivamente affinando la mia tecnica ma inizialmente come un fiume in piena.

Da lì in poi il viaggio inizia.

Una cosa importante: nel riconoscere la propria indole creativa è utile farsi coinvolgere dalle esperienze positive nella nostra vita o da persone che ci arricchiscono della loro conoscenza.

Ma zero condizionamenti. L’unico accettabile è solamente da voi stessi.

Articolo di Paolo Maiocchi

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