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Come avere a che fare in maniera sana con le proprie aspettative creative?

Devo essere sincero. Probabilmente non sono la persona più adatta per rispondere a questa domanda ma visto che l’argomento è stato scelto dal sottoscritto….come si dice : “Hai voluto la bicicletta? E adesso pedala!”

Perché questa premessa?

Nel mio percorso creativo iniziato qualche anno fa a volte mi sono ritrovato a lottare con i miei “sbattimenti”. In parole povere con me stesso.

Non è che avessi chissà quali aspettative, da questo punto di vista sono sempre stato con i piedi per terra. Sognatore e realista.

Il problema è che pretendevo troppo dal sottoscritto. Avevo l’idea che quando iniziavo a scrivere un racconto, un articolo, l’inizio del romanzo o semplicemente un pensiero dovevo assolutamente stupire, lasciare a bocca aperta chi aveva voglia e pazienza di leggere quello che ideavo.

Quanti scritti lasciati a metà o abbandonati del tutto perché non mi sentivo soddisfatto. Una ricerca perenne alla quasi perfezione.

“Chi me lo fa fare? Perché continuare a perdere tempo?” tutte domande che mi rimbalzavano nella testa senza trovare risposta.

In realtà stavo sbagliando tutto o quasi. Esprimere la propria creatività deve essere fonte di benessere, un piacere che ci concediamo per dare colore alla nostra vita.

Alla base di tutto c’è la leggerezza d’animo e non cercare di essere come macchine infaticabili e indistruttibili.

Ci sono momenti in cui le nostre idee non ci soddisfano o semplicemente non ne abbiamo. Niente forzature per lasciare passare il periodo di “buio creativo”.

La creatività non è una lampadina che accendi o spegni quando vuoi ma è un’ispirazione che si trasforma in un dono da custodire e proteggere.

Come ho scritto in altri articoli non fatevi troppe aspettative per non essere delusi. Inizialmente l’approccio deve essere “easy”. Come dicono quelli bravi.

Poi se con costanza e perseveranza riuscirete a vivere e mantenervi con la vostra arte è tanto di guadagnato.

Senza forzature. Forti ma leggeri.

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Come creare le storie dei personaggi secondari del tuo romanzo

In ogni racconto che si rispetti non si vive di solo protagonismo. Importanti sono anche i personaggi secondari.

Possono essere di diverse tipologie come delle figure che interagiscono assiduamente con il protagonista oppure fare solamente da contorno al racconto o in alcuni capitoli.

Nel primo caso fondamentale è la descrizione dei particolari, caratteriali e fisici, per dare un’immagine ben definita al lettore.

La parola “secondari” potrebbe risultare come un qualcosa di poco rilevante ma, creando intrecci frutto della vena creativa dello scrittore, possono ritagliarsi uno spazio importante.

Interessante sarebbe fare un richiamo alla vita o alle esperienze passate utili a creare un’eventuale evoluzione del personaggio all’interno del racconto. Come nella realtà le persone possono cambiare, tanto più nei romanzi.

Per esempio nel mio libro le vicende di Kevin, il protagonista, si intrecciano con i ragazzi della band che lo riportano alla passione per la musica. Qui fa la conoscenza di Isabel, cantante spagnola con la quale nascerà una storia d’amore. Nei vari capitoli si noterà il cambiamento/evoluzione della ragazza da giramondo in cerca di se stessa fino alla voglia di maggiore stabilità affettiva e di vita.

Nel racconto si descrive anche il rapporto di Kevin e con la ex moglie. Perché si era arrivati alla separazione e le difficoltà del protagonista per vedere la figlia.

Poi sono presenti altre tipologie di personaggi che fanno da “accompagnamento” alle vicende narrate o in alcuni casi rappresenta una figura di aiuto e sostegno per Kevin: i colleghi di lavoro, il barista del locale vicino casa, la cassiera, l’amico “mentore” che sa sempre trovare le parole giuste e di conforto.

Come accennavo prima, queste personalità diverse tra di loro non sono per nulla “secondari” ma rappresentano una buona fetta della riuscita del romanzo arricchendolo con le loro interazioni necessarie per esaltare le loro caratteristiche ma offrire una “spalla” adeguata ai protagonisti della vicenda.

E, come se fosse un film da vedere in sala di proiezione, è importante descrivere l’ambientazione dove si svolgono le scene romanzate. 

I particolari per fare la differenza.

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I segreti per essere sé stessi nella creatività

Si te stesso

Poche e semplici parole che tante volte ci sentiamo ripetere. Sembra molto semplice ma non è così scontato.

Ci vorrebbe un manuale delle istruzioni come quando si acquista un cellulare nuovo o un elettrodomestico per casa. Tutto ciò non esiste e dobbiamo fare secondo le nostre possibilità.

Quando si tratta di creatività è proprio necessario un libretto da seguire? Se esiste un luogo dove potersi esprimere liberamente è e deve essere quello creativo.

Non ci sono regole da seguire ma qualche piccolo segreto ve lo voglio suggerire.

  • Curate il vostro “dono”

Il vostro istinto creativo è un seme d’oro che dovete coltivare e custodire con amore e proteggerlo da fattori esterni negativi.

  • Zero nubi per la testa

Per realizzare qualcosa di piacevole bisogna avere quella spensieratezza che porta alla leggerezza d’animo. Scrivere, dipingere, fare musica o quello che vi pare come terapia di benessere.

  • Niente giudizi e pregiudizi

Inizialmente il risultato finale non è importante. Quindi le parole altrui non devono avere alcun peso. 

Se poi il vostro operato creativo riuscirà ad ottenere riscontri positivi è tanto di guadagnato ma prima di tutto dovete sentire la soddisfazione di aver concretizzato la vostra idea. 

E se anche ci fossero errori prendeteli come una lezione. C’è sempre da imparare e migliorare.

  • La teoria della bottiglia

Pensate a un litro e mezzo di bottiglia incastrata dentro un litro. Cosa succede? Scoppia, non è nel suo habitat naturale.

Voi dovete sempre sentirvi a proprio agio quando volete esprimervi creativamente. E se dovesse mancarvi quella piccola mezza parte…andate a prendervela.

Createvi il vostro spazio per una “comodità creativa”.

  • L’isola che c’è

La vostra creatività è quel luogo dove non serve nessun aereo per arrivarci ma sta dentro di voi. Basta avere occhi aperti per riconoscerla.

Non voglio fare il fenomeno. Tutto questo che dico a voi vale anche per me e non sempre riesco a seguirlo.

Facciamolo insieme e proviamoci.

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Creare il piano operativo per la stesura del tuo prossimo libro

L’idea che entra in azione.

Si avvicina il momento in cui la vena creativa partorisce il racconto desiderato e immaginato.

Per iniziare la stesura del libro l’istinto artistico deve essere accompagnato dalla praticità di un piano operativo.

Fondamentale è decidere il genere del romanzo ma successivamente emerge la necessità di come impostare i vari capitoli.

Nell’articolo precedente parlavo della “sfida” del protagonista, la sua missione.

Un’idea potrebbe essere quella di descrivere la storyline dell’eroe principale della vicenda e i motivi che lo hanno portato a vivere la sua condizione di vita: ricordi del passato, persone alle quali era legato, situazioni affrontate.

Punta sempre sulle descrizioni ambientali, non tralasciare nessun particolare per poter dare una “visione” completa al lettore, come se fosse in una sala cinematografica.

Dopo aver scritto i primi capitoli che fanno da preambolo all’obiettivo del protagonista si entra in una fase in cui si presenta un ostacolo o una motivazione per affrontare le difficoltà e i sogni rimasti nel cassetto.

Questa è una fase introspettiva dove il carattere del personaggio principale viene raccontato in tutte le sue sfaccettature. Ovviamente non è solo in questo percorso ma è affiancato da diversi personaggi alcuni molto presenti nella sua vita e altri che fanno da contorno nei momenti meno topici del romanzo.

Come nella vita reale non sempre si vive con l’adrenalina al massimo e così vale per un racconto.

Se si vuole arricchire la vicenda l’inserimento di imprevisti e situazioni inaspettate possono dare maggiore suspence e non dare punti di riferimento a chi legge. La trama che prende una direzione per poi cambiare improvvisamente.

E il lieto fine? Questo è molto soggettivo. Dipende dall’idea che avete in testa e se fate “il tifo” per l’eroe della vicenda.

Alcune cose devono essere chiare: 

  1. INTRODUZIONE o PRESENTAZIONE (massima cura per le descrizioni di persone e ambienti, più particolari e meglio è) 
  2. SFIDA DA AFFRONTARE 
  3. CONQUISTA DELLA META
  4. RISOLUZIONE FINALE

Date sfogo alla vostra immaginazione ma siate sempre organizzati nel vostro modo di scrivere. Rispettando l’idea che volete sviluppare ma soprattutto voi stessi.

Non snaturatevi mai

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Come impostare la “sfida” del personaggio principale del romanzo

Il famoso “Viaggio dell’Eroe” di tempi antichi.

Un obiettivo, un traguardo, una conquista. Ogni storia che si rispetti propone qualcosa da raggiungere da parte del protagonista o dei protagonisti a seconda del racconto da proporre.

Ci sono punti fondamentali per costruire le vicende lungo le quali si articolano i vari passaggi destinati a raggiungere il traguardo desiderato e sognato.

  • il mondo ordinario

L’introduzione e presentazione del libro dove si evidenziano gli aspetti caratteriali del protagonista. La rappresentazione della sua vita, i motivi che lo hanno portato a vivere la propria esistenza, l’ambiente che lo circonda (dove vive, lavora, le persone che incontra. Importante è la descrizione dei dettagli per dare una “visione” completa al lettore.

  • richiamo all’avventura

Il momento in cui si presenta una sfida da affrontare. Oppure un sogno nel cassetto che riaffiora nella mente del protagonista e gli dà stimoli nuovi per andare avanti o per migliorare la sua condizione. Si possono descrivere vicende passate che hanno contribuito a interrompere i progetti da realizzare.

  • rifiuto della chiamata

Subentrano le paure e le difficoltà da parte del protagonista per riprendere la strada della sua crescita. Gli ostacoli potrebbero essere rappresentati da persone “nemiche” o situazioni di vita lasciate in sospeso. Entra in gioco la figura di un “motivatore” che porta il protagonista ad una nuova consapevolezza. Oppure trovando la propria forza interiore.

  • accettazione del richiamo all’avventura

Quando la voglia di riscatto è più forte di tutto. Ovviamente per romanzare tutto quanto si possono descrivere le vicende che hanno determinato questo nuovo inizio. Come succede nella vita reale non sempre il raggiungimento di un sogno è percorrere una strada battuta. Bisogna affrontare diversi sterrati prima di vedere la “luce” del traguardo. Tutto questo può arricchire il vostro romanzo.

  • ingresso nel mondo nuovo

L’inizio della sfida per il protagonista. Mettere le “mani in pasta” su quello che desidera raggiungere. Nel mio libro si trattava di ritornare a suonare nella musica e riabbracciare la figlia dopo tanto tempo. Traguardi di realizzazione personale e affettivi.

Sono regole che tutti possono seguire. Anche nel raccontare una favola, non proprio il mio genere, ci sono ostacoli da superare prima del lieto fine. Al di là del genere di racconto è importante descrivere il percorso, le situazioni e gli incontri che portano il protagonista ad emergere dalle sue paure. Quasi più importante del finale perché fa capire lo spirito del vostro libro e il messaggio da lanciare al lettore.

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Come e quando prendere spunto dalla realtà può aiutarti nella stesura del tuo romanzo

Avere un’idea è alla base per qualsiasi progetto creativo che si rispetti.

Detto così sembra molto semplice e scontato…ma non lo è.

Può capitare di avere un forte impulso nel voler realizzare qualcosa che sta nel cuore e nell’anima. Possono esserci diverse ispirazioni nate dalla nostra immaginazioni o dalle esperienze della nostra vita.

La realtà che viviamo può essere una fonte inesauribile di idee e spunti creativi.

L’importante è avere occhi aperti per vedere le sfumature che ai tanti possono sfuggire. L’apertura necessaria per notare quel particolare che rende più chiara la nebbia presente nella fase embrionale dell’idea artistica.

In altri articoli precedenti vi avevo parlato di alcuni aspetti della creazione del mio romanzo concentrandomi sulle caratteristiche dei personaggi.

Quando si pensa alla scrittura si associa il concetto di immaginazione frutto della nostra fantasia alla stesura finale del libro. In parte è vero ma occorre accompagnare tutto ciò con il “vivere”.

Anche la realtà più monotona può presentare delle illuminazioni.

Parlando della mia esperienza, inizialmente il protagonista del racconto avrebbe dovuto essere uno scrittore (guarda un po’ che fantasia!).

Lo immaginavo le notti tormentato a terminare i suoi lavori perennemente in ritardo, in giro per il mondo senza una fissa dimora cercando un luogo ideale per stabilirsi.

Tante idee le quali potevano sembrare una ricchezza ma ai fini del romanzo portavano a parecchia confusione correndo il rischio di interrompere a metà senza riuscire a proseguire.

Mi sono chiesto: perché troppe complicazioni?

Allora decisi di stravolgere la scaletta, cambiare tipologia di racconto e basarmi su cose dove potevo riconoscermi e dare degli spunti a chi volesse leggere.

Pensai ad un protagonista della vita di ogni giorno, nella lotta quotidiana tra problemi personali, di lavoro, aspettative da realizzare, persone da incontrare, nuove esperienze, nuovi amori e amicizie che nascono.

Insomma, una storia di vita come quelle che tutti noi affrontiamo dove spesso la stanchezza ci porta a vedere il lato negativo ma le belle sorprese si possono sempre trovare. Basta girare l’angolo….sempre con occhi aperti.

Tutto questo per dirvi che a volte la realtà può essere la nostra migliore ispirazione ed immaginazione. Una base importante per la nostra creatività e una “luce” migliore sulla nostra esistenza.

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Radiografia dei personaggi: come creare delle descrizioni memorabili

Ci sono due strade: avere in testa una tipologia di racconto sulla quale costruire i vari personaggi che ne faranno parte oppure avere un’idea di base sui protagonisti che interagiranno tra loro per poi andare a creare il genere narrativo sulle loro caratteristiche.

Quando sale l’impulso creativo il nostro istinto ci porta a premere la tastiera del computer come se fosse un pianoforte. Il musicista cerca la giusta melodia con le note, lo scrittore fa un percorso simile con le parole.

Nella nostra epoca ormai è in disuso ma si può fare anche con carta e penna anzi, a pensarci bene mantiene ancora il suo fascino.

Come dicevo il primo step è buttare fuori tutto quello che abbiamo nella testa anche se fosse solo una bozza piuttosto confusa. La fase iniziale per fare luce e chiarezza su quello che vogliamo creare è partire da un disordine artistico. 

Da quella confusione, un pezzo dopo l’altro come un puzzle, si andrà a costruire il romanzo che desideriamo portare avanti.

Vi racconto la mia esperienza. Un giorno apro un documento dove scrivo l’introduzione di un racconto che volevo sviluppare.

In preda all’entusiasmo le prime righe sembravano promettere bene ed invece il peggior incubo per chi scrive: mi sono bloccato.

Avete presente un’automobile che finisce nel fango e le ruote girano a vuoto senza muoversi di un centimetro? Proprio così.

Commisi l’errore di non seguire uno schema ben preciso.

Come dicevo il caos creativo che diventa ordinato.

Per prima cosa dovevo scegliere quale genere di storia volevo scrivere senza imbattermi in qualcosa che mi avrebbe portato fuori strada o non di mia conoscenza. Ad esempio se si vuole raccontare un romanzo di spionaggio è bene essere a conoscenza di quel determinato filone narrativo, altrimenti risulterebbe poco credibile.

Nel mio primo romanzo decisi di creare una storia di vita comune, vicina alla realtà e dove tanti si possono riconoscere. La voglia di riscattarsi dalle difficoltà per rinascere.

E qui, prima di affrontare il primo capitolo, andai a svolgere un ulteriore lavoro. Preparai una descrizione dettagliata di ogni personaggio (protagonisti o comprimari) che avrebbero interagito tra loro.

Come una moderna carta d’identità dove si racchiudono le vicende, le caratteristiche fisiche e caratteriali dei componenti del romanzo.

Penso che durante la scrittura sia importante sapere con chi hai a che fare.

Avere nella mente un’immagine cinematografica per mettere nero su bianco il vostro racconto come un ipotetico film.

Non è detto che la descrizione di ogni personaggio rientri completamente nel libro. 

Se il protagonista è biondo o castano non sempre ha importanza.

Quello che conta è dargli un’impronta ben precisa riguardo il suo modo di essere, per quale motivo sia arrivato a vivere una determinata situazione e condizione.

Nel mio racconto decisi di descrivere la sua condizione di vita come lavoratore per ricostruirsi una vita per poi successivamente riprendere in mano le proprie passioni.

Non mancano gli ostacoli come spesso la vita ci mette di fronte. Tante piccole sfide da superare per essere migliori.

Come avete capito è molto facile farsi prendere dall’entusiasmo e dalla foga iniziale. L’istinto creativo che non bussa ma sfonda la porta.

In ogni costruzione d’opera che si rispetti, bisogna darsi un ordine per portare avanti il nostro lavoro.

La confusione che diventa arte.

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Breve storia della stesura e pubblicazione del mio primo libro di poesie

Una montagna da scalare. Può sembrare una metafora azzardata paragonare una fatica fisica con l’arte poetica ma, partendo da zero, pubblicare il primo libro non era per nulla scontato.

Per prima cosa si presentava un ostacolo che conosco da tutta la vita: me stesso

Le mie remore erano piuttosto dure da scardinare, vuoi per colpa del mio carattere spesso restio nel lasciarsi andare e poco incline ad accettare giudizi altrui, specialmente da coloro che non hanno alcuna competenza in materia di scrittura.

Giudicare è un verbo che non mi attrae. Ma poi il giudizio di cosa? Non sono in un’aula di tribunale dove difendermi da qualche accusa. E dopo tutto questo film mentale che mi girava nella testa, sciolgo ogni dubbio e mi dedico al lavoro della pubblicazione.

Inizialmente la domanda che mi ero posto era “come pubblicare il mio libro?”.

Decisi di farlo in modalità on line perché la ritenevo più adatta ad un libro di poesie per darle un tocco di modernità.

Anche perché, con un genere letterario di questo tipo, la nicchia di pubblico che potrebbe attirare non è molto ampia. Quindi meglio qualcosa che sia fruibile in modo più immediato. Come richiede l’epoca in cui viviamo che “brucia” tutto alla velocità della luce.

Mi sono aperto un account Amazon per la pubblicazione per registrarmi come autore: una parola che mi faceva un certo effetto.

Per la serie “non si finisce mai di imparare” dovevo destreggiarmi nel lavoro di impaginazione del libro. Non contento e sempre pronto a complicarmi le cose, la mia mente “malata” si fa venire l’idea di voler accompagnare le poesie con fotografie e disegni.

E qui si raddoppia. Non uno ma due pubblicazioni, tutto questo per cercare un equilibrio tra parole ed immagini.

Ho preso in mano il telefono per cercare tra i miei contatti chi potesse aiutarmi nel trovare qualcosa che si sposasse bene con i miei scritti. 

Volevo che ci fosse un filo artistico tra le tre espressioni (poesie, fotografia e disegno).

Tramite un amico conobbi un fotografo professionista al quale poter presentare la mia idea. Tra le varie chiacchiere ci tenevo a sottolineare una cosa: doveva scattare una “scintilla creativa” senza forzature.

Lasciai il mio manoscritto al ragazzo. Non volevo una risposta affrettata ma dargli il tempo necessario per trovare l’ispirazione. Perché alla fine di questo si tratta: ispirare e lasciarsi ispirare.

Nel frattempo per la parte riguardante i disegni se ne occupò una ragazza che aveva intrapreso il percorso da libero professionista e per lei poteva essere un’occasione e un banco di prova.

Ad un certo momento pensai che questa potesse essere l’unica versione del libro. Il fotografo non lo avevo sentito per qualche settimana, non volevo insistere perché pensai di non aver colpito la sua immaginazione leggendo le poesie. 

Lo avrei accettato nella mia filosofia “zero forzature”.

Invece, un giorno qualunque, mi arriva un whatsapp dove non solo mi fa capire che la cosa lo interessa ma mi invia un elenco di fotografie da abbinare a ciascuna poesia. Una sorta di viaggio per coinvolgere il lettore.

In questo mi affidai parecchio al suo istinto creativo. Quelle immagini rappresentano quel tocco in più per esaltare il libro. Oltre alla parte riguardante i disegni anch’essa riuscita molto bene.

E qui entravo in gioco io. 

Dovevo occuparmi della parte di impaginazione. Non vi dico i casini che ho fatto.

Premetto che mi sono fatto consigliare da chi ne sa più di me. All’inizio sembrava che ci fosse qualcosa che non era in sintonia con la struttura dell’opera: paragrafi riportati nella pagina successiva, immagini che non coincidevano con la poesia appropriata….e tanto altro ancora.

Dopo notti insonni arrivai al sospirato risultato finale. Anzi doppio perché come dicevo le pubblicazioni sono due.

Finalmente la parte più emozionante. La pubblicazione dei libri. Il momento che lanci il tuo messaggio nel mondo e chissà che qualcuno lo possa cogliere.

Effettuata la registrazione seguendo i vari passaggi, aspettai qualche giorno per ottenere l’approvazione della mia idea.

In piena notte mi arrivò la mail, non di sogni d’oro ma poco ci mancava, che i miei scritti erano on line e disponibili alla vendita.

Poche volte ho provato una simile soddisfazione. Potrebbe sembrare una piccola cosa ma per me ha un significato. Mi sentivo un autore vicino a tanti altri affermati. Aver creato uno spazio creativo come posto nel mondo. 

E non finisce qui.

Articolo di Paolo Maiocchi

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Le “scorie” quotidiane che disturbano la serenità creativa

Realtà e Fantasia. Mondo reale e Immaginazione. Possiamo usare la terminologia che vogliamo e utilizzare paragoni all’infinito ma ogni creativo si deve confrontare con due anime ben differenti ma che viaggiano parallelamente l’una a fianco all’altra.

Ci sono degli elementi o delle problematiche che possono “disturbare” la nostra creatività: problemi familiari, preoccupazioni lavorative, alti e bassi a livello sentimentale, sbattimenti di umore (non è proprio un gergo tecnicamente ineccepibile ma rende bene l’idea),  problemi di salute e tanto altro ancora.

Sono cose che dobbiamo affrontare e ci rimettono con i piedi a terra quando il nostro lato creativo ci porta tra le nuvole.

Come affrontarle o superarle?

A parte le questioni mediche dove bisogna affidarsi a bravi dottori, per tutto il resto ci sono due strade: in solitario o accompagnati.

Per chi ha un carattere forte e deciso c’è una parolina ben appropriata da rivolgere a persone (soprattutto) o cose che ci disturbano: vaffanculo.

Provateci che è veramente liberatorio.

L’altra via è quella di avere accanto persone che possano darvi un sostegno. Non risolvere le vostre problematiche ma semplicemente la loro vicinanza vi fa stare meglio e non “giudica” il vostro lato più sensibile.

Perché sensibilità e creatività sono sorelle gemelle. 

Hanno la necessità di “onde positive” per entrare in azione.

La mente artistica è sempre proiettata ad inventare qualcosa di nuovo, di diverso, di originale che si possa distinguere dal resto e dare una luce più splendente alla propria vita. 

 Alla base c’è la voglia di evasione.

Allontanarsi per un po’ dal quotidiano delle nostre vite e lasciarci coinvolgere da ciò che ci rende liberi e felici. Aggiungerei anche immortali.

Per quest’ultima cosa vi chiederete come sia possibile. In effetti nella natura umana è impossibile che tutto questo avvenga. Quello che riusciamo a creare rimarrà per sempre, ci saranno sempre tracce che portano ad esse. 

Una prosecuzione di noi stessi.

Articolo di Paolo Maiocchi

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Come affrontare il blocco creativo

Questa è una delle cose che più mi fa incazzare. Sì perché non riuscire ad esprimersi quando se ne sente l’esigenza è qualcosa difficile da accettare.

Mi è capitato tante volte e so per esperienza che succederà ancora.

Cosa fare dunque per combattere il blocco creativo?

  1. Il riposo è essenziale. Lasciate “riposare” il vostro cervello. Quello che avete nella testa vi servirà per passare all’azione e al compimento del vostro progetto.
  2. Ricordate che siete umani. Se avvertite della stanchezza è semplicemente un fattore umano che va accettato.
  3. Occhio a non fonderti. I momenti di debolezza sono un segnale che siamo andati “fuori giri”. Come una macchina che ha fuso il motore.
  4. Siamo istintivi. Bisogna avere la pazienza di fermarsi e non programmare quando riprendere.
  5. Stai calmo. Non siamo rincorsi da nessuno perché è il nostro habitat naturale che non deve essere invaso. 

Quando la nostra testa sarà libera e l’animo leggero, rimettersi al lavoro sarà istintivo e si proverà una liberazione dalla schiavitù dei complessi.

Liberi di ideare e di agire. 

Non serve altro.

Articolo di Paolo Maiocchi

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