Blog Creativo

Creatività, il motore della vita di ognuno di noi

Ci sono delle necessità primarie alle quali non possiamo rinunciare semplicemente perché senza di esse non riusciremmo a sopravvivere (mangiare, bere, dormire, fare l’amore… anche se in quest’ultimo caso non tutti sono fortunati, ecc. ecc.).

Altre invece sono più nascoste, più difficili da sentire. Non è un problema di udito bensì di sentimento.

Puro e semplice.

Vi starete chiedendo cosa c’entrano i sentimenti con dei bisogni primari? Magari non ve ne frega niente ma ve lo dico lo stesso.

Tutto parte dalle emozioni che nascono dentro di noi. Possono essere positive o negative ma in entrambi i casi sono la fonte per far emergere un impulso creativo.

Lo scrittore che si appresta a scrivere un romanzo, un regista nel dirigere un film, un pittore nel dipingere un quadro, uno scultore con un’opera d’arte, un poeta con una poesia e tanti altri casi. Tutti quanti spinti dal desiderio e dalla necessità di esprimere ciò che sentono senza alcun freno o limite imposto da fattori esterni.

Nel mio caso posso dirvi che tutto è nato da un vecchio diario scolastico finito in qualche scatolone di cose da sistemare o buttare.

Attratto dalla curiosità e sfogliando le pagine consumate dal tempo, mi ritrovo a leggere alcuni scritti o poesie e mi domando: “ma dove era finito tutto questo?

Sì, perché per diversi anni avevo nascosto questo desiderio di raccontare o raccontarsi passato in secondo piano per dedicarsi alle battaglie quotidiane della vita.

Un tesoro prezioso che possiede ognuno di noi ma che tanti non sanno di avere.

Per esercitarlo non serve essere chissà quali artisti o avere grandi capacità. Ad esempio può essere un gesto creativo cambiare qualche abitudine appesantita dalla routine e renderla più leggere, cambiare percorso alla mattina nelle nostre faccende giornaliere (intendo modificarlo, non allungarlo…va bene essere originali ma meglio non incasinarsi).

La creatività è un esercizio al cambiamento, quello sano, quello necessario, quello che spaventa ma che aumenta l’adrenalina nel provarci, nel non arrendersi.

Soprattutto l’approccio creativo è un errore. Avete letto bene, un errore. Quanti fogli strappati e buttati nel cestino alla ricerca di una frase che arrivi al cuore. Quante note stonate prima di arrivare a quella più orecchiabile. Quanti colori su un telo bianco alla ricerca della tonalità desiderata.

Insomma l’arte è la capacità di rialzarsi quando si finisce a terra ma c’è sempre quella vocina pronta a sussurrare: “Un’altra volta. Provaci ancora!”

La creatività non conosce età dove gli anni sono semplicemente un numero. Un luogo alla portata di tutti per essere liberi sognatori.

Articolo di Paolo Maiocchi

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Racconti

Dialogo con Leo

– Ciao Leo, come stai?

– E tu chi sei? Non sei il mio papà.

– No, non sono tuo padre, ma ti conosco meglio di lui, sono te tra qualche anno.

– Mi stai prendendo in giro?

– No, non lo farei mai, sono venuto a cercarti perché avrei voglia di dirti delle cose, non voglio farti prediche o insegnarti qualcosa anche perché pure io ho ancora tanto da imparare. Ecco, con questo mi sento di dirti di non perdere mai la voglia di imparare, di essere curioso e di stupirti delle cose. Noi adulti spesso ce ne dimentichiamo.

– In questi giorni con la maestra stiamo imparando a leggere e scrivere. Mi piace unire le lettere dell’alfabeto per fare delle parole, mi diverte.

– Ma dimmi una cosa, a te la maestra fa paura?

– No, anzi! Con noi è molto brava e gentile.

– Sai perché ti chiedo questo? Per te è la prima volta che ti trovi di fronte ad un’autorità che non siano i tuoi genitori. Ne troverai tante nel corso della tua vita ma non ti deve preoccupare. Così come non devi temere la paura. La gente a volte si vergogna di avere paura ma dopotutto è la sorella minore del coraggio, ti aiuta a non essere superficiale e, se la prendi nel modo giusto, non ti ostacolerà ma ti aiuterà.

– Senti zio, mi accompagni a prendere un gelato?

– Certo, vedi? Questa è una delle cose che accomuna tutti, grandi e piccoli.

Lo zaino sulle spalle, quaderni grandi dove imparare a scrivere e iniziare il tuo percorso di vita e conoscenza.

Caro Leo, conservali con cura quando sarai grande, saranno per sempre una parte di te.

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Poesie

Poesie

VOGLIA DI TE

Dalla finestra penetra
una luce flebile ma intensa.
Una doccia calda
al primo mattino
ti riconcilia col mondo.
La casa è vuota
senza di te,
un silenzio profondo
ma che durerà poco.
Sto venendo a prenderti
e tutto ricomincerà;
i tuoi sorrisi, le tue paure,
la tua vitalità, la tua fragilità,
i tuoi silenzi.
Ed io spettatore di tutto ciò,
uno spettacolo che vorrei
non finisse mai.

NON E’ FACILE

Non è facile
essere sé stessi,
non è facile
combattere dove tutto
sembra perduto,
non è facile
sorridere dove c’è malinconia,
non è facile
rialzarsi dopo che si è caduti,
non è facile
amare dopo essersi scottati,
non è facile
la vita, ma è la più bella
avventura che ci sia.

UN’ ANIMA CHE SI RICOMPONE

Una mattina di sole
ma senza oro in bocca.
Sei partita d’improvviso
lasciandoti alle spalle
qualcosa che non volevi più.
Incoscienza e coraggio
si mescolano per trovare
le risposte alle domande
che ti turbano.
Il mio cuore sanguina,
una pugnalata che fa male;
non voluta da te,
ma il distacco porta a questo.
Messaggi e telefonate
custodite in uno scrigno,
da conservare, da proteggere,
da rispolverare nei momenti
di nostalgia.
Un legame che la lontananza
non spezzerà,
due cuori racchiusi in un’anima
più forte delle ferite e che
il tempo non scalfirà mai.

RINASCERE

Una vita a rincorrere e rincorrersi,
emozioni e rimorsi si mescolano
in un vortice che non vuole fermarsi.
Lasciarsi alle spalle il passato
per sentirsi liberi,
un futuro da costruire
mattone su mattone,
senza paura, senza remore,
mettendoci anima e sentimenti
anche dove tutto sembra
sommerso da una palude.
Ritrovare la chiave di quel cassetto,
troppe volte lasciato chiuso,
con i desideri repressi ma non distrutti,
che si sono risvegliati dopo il letargo,
pronti a prenderti per mano
e volare con te,
verso qualcosa che pensavi
non ci fosse più
ma sta dentro il tuo cuore.

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Racconti

Ragazza misteriosa

È una mattina come tante altre, il buongiorno viene dato dai raggi del sole che entrano dalle finestre illuminando la casa e che accompagnano quel profumo di caffè che aiuta a risvegliarsi e ad iniziare una nuova giornata.

All’improvviso suonano alla porta, davanti a me si presenta una ragazza, capelli neri raccolti, carnagione olivastra, stivali di pelle e sguardo che difficilmente si può dimenticare. “Ci conosciamo?” le domando incuriosito e un po’ pensieroso cercando di trovare qualche riscontro dal passato. “Certo che ci conosciamo, è da una vita che stiamo insieme ed io so tutto di te, sono il tuo lato sensibile.”

Io non riesco a proferire parola, davanti mi trovo una persona che non ho mai visto ma che, evidentemente, sa tante cose di me per non dire tutto e questo mi spiazza.

La invito ad entrare e la faccio accomodare sul divano anche se mi dà l’impressione che si muova come se di quella casa conosca tutto.

“Lo so che sei sorpreso nel vedermi e ti domanderai perché sono qui, sono venuta per aiutarti”.

La parola aiuto fa tornare alla mente le difficoltà, le delusioni e le paure del passato, la voglia di realizzarsi ma non riuscirci, il carattere chiuso che spesso ha fatto da freno alla voglia di fare ed emergere.

A volte la sensibilità viene vista quasi come una debolezza, come sintomo di mancanza di carattere ma non è così.

Il messaggio che lei vuole darmi con la sua presenza è non solo di riflettere su sé stessi ma di agire, agire, agire e non fermarsi davanti agli intoppi che si possono presentare.

Io la abbraccio e la stringo tra le braccia come ad una ragazza alla quale si vuole bene, ti dà quel calore anche quando il gelo di certi stati d’animo sembra prevalere.

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Racconti

Sensazioni

L’orologio suonava la mezzanotte, una tazza di caffè per restare sveglio e la schermata del computer ancora da riempire di parole.

Questa notte l’ispirazione vuole farsi desiderare come se fosse una donna da conquistare.

“Quasi quasi esco a prendermi una boccata d’aria” pensava mentre guardava fuori dalla finestra.

Niente auto, meglio fare quattro passi per godersi la città che sembra farsi cullare dalla luminosità delle stelle.

Gli unici rumori che si sentono sono quelli dell’acqua che sgorga da una fontana situata nel centro della piazza e di un gruppo di ragazzi che giocano a pallone in mezzo alla strada.

Ad un certo punto si avvicina a loro per chiedere se poteva giocare e si getta nella mischia di quella partita improvvisata.

Una volta rientrato a casa era quasi l’alba e in mezzo a tutte le mille cartacce presenti sulla sua scrivania trova una fotografia di una ragazza americana che aveva conosciuto circa cinque anni fa in un viaggio in Spagna.

Sembrerà strano, un’americana in Spagna, ma è proprio così perché si trovava lì per motivi di studio, forse di letteratura se non ricordava male.

Si erano frequentati per qualche giorno prima che lei facesse ritorno nel suo Paese, le piaceva anche se non aveva avuto la possibilità di conoscerla meglio.

Gli venne in mente un’idea: andarla a trovare. Era passato un po’ di tempo, sapeva che viveva nel Wisconsin e poco altro ma voleva partire anche per cogliere l’occasione di staccare dal lavoro.

Faceva lo scrittore con un discreto successo anche se le esigenze editoriali lo imprigionano per come è la sua indole.

Entro pochi giorni deve consegnare le bozze della sua ultima fatica nonostante sia in ritardo con i tempi della composizione.

Si mise a sedere ed incominciò a riflettere sulla sua vita, se fosse davvero indispensabile tutta quella frenesia che lo circondava, quasi a cancellare cose più semplici ma importanti per l’esistenza di una persona come frequentare gli amici oppure innamorarsi.

Decise di voler essere padrone del suo destino, ultimare questo racconto da sbattere in faccia all’editore e partire per l’America per raggiungere Emily, un nome che ormai gli era ritornato in testa.

Nei giorni successivi scriverà le ultime pagine del libro lavorando intensamente giorno e notte per rispettare la scadenza.

Al momento della consegna delle bozze, chiese all’editore di poter prendere una pausa dal continuo lavoro per poter ritrovare se stesso e la sua tranquillità.

In un primo istante il suo interlocutore fece una faccia come se gli avesse chiesto di andare su Marte ma con un minimo di sensibilità, cosa rara per un tipo come quello, decise di venirgli incontro avvertendolo però di non abituarsi troppo alla “disoccupazione”.

“Il solito stronzo” pensò ridendo mentre usciva dall’ufficio.

Finalmente poteva dedicarsi al viaggio, prenotare il biglietto aereo e preparare le valigie.

Prima di tutto ciò volle andare a trovare i suoi genitori che vivevano fuori città nella tranquillità del verde della campagna.

Dopo una bella cavalcata per tutta la mattinata e un pranzo sostanzioso, non il solito panino come si fa nella metropoli, riferì a mamma e papà la sua prossima partenza, cercando di trovare conforto nelle loro parole perché i cambiamenti galvanizzano ma allo stesso tempo spaventano per l’imprevedibilità del loro esito.

Con una chiacchierata distensiva si chiarì le idee e trovò il sostegno dei suoi cari, prendendo le raccomandazioni della mamma di non prendere freddo, un classico.

Arrivò il giorno della partenza con la speranza nel cuore di ritrovare Emily e, chissà, per una nuova dimensione di vita.

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Racconti

Azzurro

L’acqua è un elemento fondamentale nella nostra vita, è parte del nostro organismo e quando ne sentiamo il bisogno ci disseta.

Tuttavia può anche rappresentare qualcosa che ci incute timore o addirittura paura.

Ne sa qualcosa Leonardo quando da piccolo, con l’aiuto di suo padre, voleva imparare a nuotare ma era spaventato da quella “cosa” che ondeggiava e non stava ferma.

La presenza di papà era importante per lui, la sua mano forte pronta ad afferrarlo e sostenerlo quando rischiava di finire sott’acqua, un’immagine come metafora di vita.

Puoi avere tanti amici o conoscenti ma quando ti trovi in difficoltà o hai bisogno di un sostegno lo trovi in chi ti conosce da sempre.

La vita di Leonardo è stata come un treno in piena corsa senza fermate intermedie, l’università portata a termine con lode, un master negli Stati Uniti e, tornato in Italia, l’assunzione presso un importante studio di architettura.

Sono soddisfazioni che hanno riempito la sua esistenza ma non quanto la nascita di sua figlia Beatrice, la gioia più grande nata da un matrimonio finito male.

I rapporti con la ex moglie sono tornati sereni dopo che per tanto tempo si parlavano tramite avvocati, una separazione dolorosa che però gli ha permesso di riordinare le priorità della sua vita.

Il lavoro non era più al centro dei suoi pensieri, aveva bisogno di tornare a “respirare”.

Tramite un suo cliente aveva comprato una casa a pochi passi dal mare, era diventato un rifugio quando voleva staccare da tutto e tutti.

La mattina era solito passeggiare sulla spiaggia, i piedi accarezzati dall’acqua e in sottofondo il verso dei gabbiani come compagni di viaggio.

Era uno dei pochi momenti della giornata dove non portava con sé il telefono, sempre tempestato di chiamate e messaggi di lavoro anche in vacanza ma in quella mattinata aveva come un presentimento, un qualcosa che sentiva dentro di sé e, contro le sue abitudini, prese il cellulare.

Mentre era seduto sopra uno scoglio ad assaporare la brezza marina vede illuminarsi il display del telefono con il nome Beatrice.

“Ciao tesoro, che bella sorpresa, come stai?”

“Ciao papà, sto bene ma mi manchi tanto, avevo voglia di sentirti.”

“Anche io amore sento la tua mancanza, sono stati mesi molto intensi ma ci vedremo presto… anzi, io mi fermerò qui ancora per qualche giorno, se la mamma è d’accordo perchè non mi raggiungi? Dopotutto la scuola è finita, così possiamo fare ancora le nostre nuotate”.

“Sarebbe bellissimo, così passeremo un po’ di tempo insieme”.

“Ne parlerò con la mamma, mi raccomando fai la brava e non vedo l’ora di abbracciarti.”

“Anche io, ti voglio bene papà, a presto.”

“Un bacio tesoro”.

Leonardo se lo aspettava, un sesto senso che suo padre aveva con lui e che ha trasmesso a Beatrice, per non avere rimpianti del tempo che passa e per godere insieme dell’azzurro mare.

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Racconti

Incontri casuali

La valigia è pronta per la partenza, regolo i conti alla reception dell’albergo e aspetto il taxi che mi porterà in stazione.

Questa è una parte della mia vita da quando lavoro al giornale, sempre inviato da un posto all’altro del mondo a seguire eventi o personaggi importanti e conosciuti.

Questa volta ritorno da Roma dove ho assistito al concerto di una famosa rockstar che mancava da molti anni nel nostro Paese.

La cosa che mi piace di più di questi eventi è che non li seguo dalla sala stampa come tutti i giornalisti, bensì in mezzo alla gente dove si respira l’elettricità e l’emozione che creano queste serate per rendere il mio racconto ancora più vero ed autentico da trasmettere al lettore.

Mi sento come un nomade della scrittura, che va alla ricerca di qualcosa da raccontare, è una vita che può sembrare disordinata ma mi piace perché rispecchia il mio carattere, libero ed un po’ solitario.

Finalmente sono sul treno che mi riporta a Milano, è un momento in cui mi posso rilassare e, se riesco, anche a schiacciare un pisolino.

Viaggiare sulle rotaie per me ha un effetto rilassante, quando racconto questa cosa molti mi prendono per pazzo ma per me è così, sarò matto ma almeno riposato e ricaricato.

Durante il mio sonno avverto una brusca frenata del treno che provoca la caduta di una persona che finisce addosso a me e tutto ciò, mi sveglia bruscamente.

Appena apro gli occhi e cerco di mettere a fuoco la mia vista, mi trovo davanti il volto di una ragazza.

“Mi scusi, mi scusi” si affanna a dire “stavo passando in questo scompartimento per cercare un posto libero, trovandolo di fronte a lei mi sono fermata ma poi è successo che mi sono trovata addosso a lei, si è fatto male?”

“No, solamente che è un modo un po’ insolito per svegliarmi, comunque non si preoccupi, tutto ok.”

“Meno male”, sospira lei sedendosi di fronte a me. Togliendosi il cappello di lana, scioglieva dei bellissimi capelli biondi illuminati dal sole che penetrava dal finestrino.

“Almeno vedo qualcosa di bello davanti a me” pensavo nella mia mente.

Tra i suoi bagagli, vedevo spuntare l’obbiettivo di una macchina fotografica, magari sarà una turista ma non approfondisco la cosa.

Arrivati a Milano riprendo i miei bagagli, un breve cenno di saluto e scendo dal treno per ritornare a casa.

Il giorno seguente, mi presento in redazione davanti al direttore per presentargli il mio articolo e parlare di altri aspetti della trasferta.

“Prima di parlare di questo, ho una sorpresa per te” mi anticipa e quando fa così mi preoccupa.

“Entra pure” e dalla porta chi rivedo? La ragazza del treno.

“Ti presento Giulia, la nostra nuova fotoreporter che ti affiancherà nel tuo lavoro”.

I nostri sguardi si incrociano un po’ divertiti ed imbarazzati.

“Mah… per caso già vi conoscete?” domanda il direttore.

“Più che altro ci siamo già scontrati…comunque piacere, mi chiamo Paolo, felice di rincontrarti.”

“Piacere mio, spero di poter imparare tanto da te”

“Non dire così, mi fai sentire vecchio”.

Questo mestiere mi riserva sempre delle sorprese, alle volte sono rotture di scatole, stavolta è una novità piacevole. Lavorare con una donna è stimolante perché hanno un sesto senso ed una sensibilità che sono importanti nel raccontare una storia, anche attraverso le fotografie.

Che sia l’inizio di una importante e buona collaborazione.

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Il debutto al Cinema di Aldo, Giovanni e Giacomo

Dopo il successo in televisione e in numerosi spettacoli teatrali, il trio comico arriva nelle sale cinematografiche con questa pellicola, all’interno della quale sono inseriti alcuni sketch del loro repertorio, come la scena del tram, del conte Dracula, della scalata della montagna e, all’inizio del film, dei mafiosi americani.

Una mattina, i tre protagonisti partono da Milano verso Gallipoli dove è in programma il matrimonio di Giacomo con una delle figlie del Cavalier Cecconi, uno scorbutico imprenditore proprietario del negozio di ferramenta dove i tre lavorano e già suocero di Aldo e Giovanni.

Ad accompagnarli nel viaggio c’è il cane Ringhio che però, durante una sosta, viene dimenticato dai tre attaccato al bagagliaio dell’auto, provocandone la morte.

Inoltre hanno anche un compito, portare al suocero una gamba di legno, scultura del noto artista Garpez.

Dopo aver sbagliato strada, la macchina guidata da Giovanni viene tamponata da quella di una ragazza, Chiara, della quale Giacomo si innamora a prima vista.

Nella ricerca di un meccanico per poter riparare i danni, finalmente riescono a rintracciarlo in un cinema ma, durante la proiezione, Giacomo si sente male e viene ricoverato in ospedale, dove passerà la notte.

Giovanni, nel telefonare alla moglie per avvisarla del ritardo del loro arrivo, si imbatte nell’ira del suocero, il quale non gli dà spazio per parlare.

Durante la notte, Aldo e Giovanni riflettono sulla loro vita e di quanto vorrebbero cambiarla, realizzando i loro sogni, liberi dalle vessazioni e dalle delusioni.

Il giorno dopo i tre, insieme a Chiara, si rimettono in viaggio ma la loro auto ha di nuovo problemi e sono costretti nuovamente a fermarsi.

Mentre gli altri sono impegnati a riparare il guasto, Aldo trova un cane randagio e decide di nominarlo il nuovo Ringhio.

In occasione di una sosta al lago, mentre i protagonisti si stanno facendo un bagno, il cane urina sulla gamba di legno, provocando il disappunto di Giovanni il quale, nel tentativo di lavarla, si fa sfuggire la scultura che cade in acqua trascinata dalla corrente.

Nel disperato tentativo di recuperarla, si scopre che la gamba è stata trovata da un gruppo di muratori marocchini.

Giacomo, nel contrattare con loro, annuncia ai suoi compagni che, per recuperare la scultura, devono battere i muratori in una partita di calcio sulla spiaggia.

Dopo aver perso malamente, i tre non sanno più cosa fare, pensando anche alla rabbia del suocero e alle eventuali conseguenze; a questo punto Chiara ha un’idea, l’unico modo per recuperare la scultura è rubarla.

Aldo, Giovanni e Giacomo, insieme alla ragazza, all’arrivo della notte iniziano l’operazione recupero, indossando delle maschere raffiguranti presidenti della Repubblica.

Quando tutto sembra andare per il meglio, i quattro vengono scoperti e portati in caserma dei carabinieri dove, fortunatamente, la denuncia a loro carico viene ritirata, riuscendo a recuperare la gamba.

Una volta ripreso il viaggio, Giacomo capisce di essersi innamorato di Chiara e di voler dichiarare il suo amore ma, senza alcun motivo apparente, la ragazza decide di lasciare i tre e proseguire il suo viaggio da sola.

Ormai arrivati a destinazione ed in prossimità della villa del suocero i tre, dopo aver lasciato la gamba di legno con una scarpa, decidono di scappare e di andare verso una nuova vita.

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La “Trilogia del Viaggio” di Salvatores

Gabriele Salvatores, nella sua lunga filmografia, ha proposto una trilogia legata al viaggio, all’amicizia, alla fuga verso una nuova realtà ed ai rapporti personali che col tempo possono cambiare.

Marrakech Express, Turné e Mediterraneo propongono tutto questo, ogni storia con le proprie dinamiche ma dove ognuno può riconoscersi ed immedesimarsi.

In Marrakech Express l’arrivo di una ragazza sconosciuta, Teresa, permette a Marco di riunire i vecchi compagni di università, ormai lontani da tempo, per coinvolgerli in un viaggio, con destinazione Marocco, per salvare un amico che rischia la galera per possesso di droga.

Durante la loro avventura, affrontando mille peripezie, riescono ad arrivare a destinazione, scoprendo in realtà che i soldi per salvare l’amico servivano per l’acquisto di una trivella da utilizzare nel deserto per coltivare arance.

Nonostante questo inganno, per il gruppo di amici è l’occasione di ritrovarsi per sanare vecchie incomprensioni ed accorgersi di quanto fossero cambiati, in particolare Marco, il più entusiasta all’inizio di questa rimpatriata, si accorge che il tempo ha cambiato parecchie cose e che non si può essere le stesse persone di un tempo, la vita che scorre senza aspettare nessuno.

Turnè è la vicenda di due amici, Dario e Federico, entrambi attori di teatro, in partenza per una tournée che li porterà in tutta Italia, il primo estroverso e brillante, l’altro incline a deprimersi.

Dario si sente a disagio nei confronti di Federico perchè ha una relazione con Vittoria, la ex dell’amico, e non ha il coraggio di rivelarglielo.

Federico scopre casualmente la relazione nascosta, i rapporti tra loro degenerano e la tournée rischia di saltare.

Vittoria, che si era unita a loro durante il viaggio, stanca della situazione, decide di tornarsene a casa, lasciando i due amici alle loro incomprensioni.

Dario e Federico proseguono il viaggio irrigiditi e silenziosi ma, in occasione di una sosta forzata, i due riprendono a parlarsi e a capirsi, scoprendo che uno dei due ha rinunciato ad un ruolo in una produzione americana per aiutare l’amico, un segno che l’amicizia può superare qualsiasi ostacolo che la vita pone.

In Mediterraneo, un gruppo di militari italiani sbarca su un’isola greca per stabilire un presidio.

Ben presto, sfruttando l’isolamento geografico e l’impossibilità di comunicare causa radio rotta, i militari si dedicheranno ad attività estranee alla guerra, ognuno con le sue particolarità e stranezze.

Ad un certo punto gli abitanti del posto, scrutando di nascosto l’operato del plotone italiano, capiscono di non essere in pericolo e di poter convivere e collaborare con questi “ospiti”.

Si instaura un rapporto di fiducia ed amicizia con gli isolani, aiutandoli in tanti aspetti ed attività del loro territorio.

Durante una partita di calcio sulla spiaggia, un aereo italiano effettua un atterraggio d’emergenza.

Il pilota, un tenente dell’esercito, scoprendo che i militari si trovano sull’isola da tre anni, comunica loro la fine della guerra e tutti i cambiamenti che stanno avvenendo in Italia.

E’ il momento di ritornare a casa, tranne che per uno di loro che, innamoratosi della prostituta del luogo e non avendo nessuno che lo aspettasse a casa, decide di nascondersi per rimanere sull’isola per sposarsi e cambiare la sua vita.

A distanza di molti anni, il tenente Montini, il capo di quella spedizione, decide di accettare l’invito del suo vecchio commilitone Farina, ormai vedovo da qualche anno, per incontrarsi di nuovo sull’isola.

Giunto sul posto, a sorpresa ritrova anche il sergente Lorusso che, deluso dal processo di cambiamento avvenuto in Italia, molti anni prima aveva raggiunto Farina sull’isola, ricongiungendosi al vecchio compagno d’armi che sembravano separati da tante cose.

Questa trilogia ci insegna come l’amicizia possa essere una forma d’amore, che può resistere al tempo ed alle vicissitudini della vita, nonostante le persone possano cambiare senza dimenticarsi chi li ha accompagnati durante il loro percorso di crescita.

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Voglia di vincere (ma mai da soli)

Il titolo che leggete è un qualcosa che avrete sentito miliardi di volte, è una banalità che spesso dicono i cosiddetti maestri di vita che in realtà parlano senza sapere nulla.

Non è facile credere in se stessi, a meno che non si ha un ego smisurato ma anche questi soggetti, nel profondo dell’anima, hanno debolezze che tengono nascoste, ma ci sono.

Vi voglio parlare di un film che è legato alla mia infanzia, “Voglia di vincere” con Michael J.Fox, diventato celebre per la trilogia di “Ritorno al futuro”.

Marty è uno studente liceale che, casualmente, scopre di essere un licantropo.

Sconvolto da questa situazione, decide di nascondere questa sua natura a tutti quanti fino a quando non viene scoperto dal padre dopo la trasformazione in uomo lupo.

Il genitore si presenta anch’egli come licantropo e gli confida che questo è un problema ereditario, consigliando al figlio di accettare la situazione.

Marty diventa, in breve tempo, l’idolo della scuola, il migliore della squadra di pallacanestro ed ha successo con le ragazze.

Ad un certo punto i suoi compagni di squadra, pur vincendo le partite, sono tristi perchè non si sentono partecipi delle vittorie ed il preside, avendo vecchi rancori con il padre di Marty, non vede di buon occhio l’uomo lupo.

Ed è così che il ragazzo decide di tornare alla sua vita normale, presentandosi in modo naturale alla finale del campionato di basket, tra lo stupore di tutti ma, giocando insieme ad i suoi compagni, vince battendo la squadra del bullo della scuola.

Io credo che questa pellicola ci possa insegnare qualcosa, bisogna saper togliere la maschera che a volte indossiamo o ci vogliono far indossare, non è detto che bisogna essere vincenti a tutti costi se tutto ciò rischia di compromettere il rapporto con gli altri.

Se poi raggiungi i tuoi sogni con la fatica, è più difficile ma più bello, più sentito, più vero.

E’ questa la fiducia in se stessi, senza teorie o formule particolari, ma parte tutto da dentro e dalle motivazioni che hai, senza preoccuparti di quello che pensano o dicono altri che non sono importanti.

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